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A 51 anni Angelina Jolie sembra pronta a un cambio netto: lasciare la sua base storica a Los Angeles e iniziare uno stile di vita senza una residenza fissa. La decisione, annunciata in un’intervista a L’Officiel, arriva in un momento di svolta personale e professionale e avrà conseguenze concrete sul suo impegno filantropico e sulle attività creative che porta avanti.
Perché ora: fine della controversia e figli adulti
La scelta non è casuale. Con la conclusione a fine 2024 della lunga disputa legale legata al divorzio da Brad Pitt e con i figli ormai maggiorenni, Jolie non è più vincolata alla necessità di garantire una base stabile per la famiglia.
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La tenuta di famiglia a Los Angeles — messa sul mercato con una valutazione intorno ai 30 milioni di dollari — è uno dei segnali tangibili di questa svolta. Nell’intervista l’attrice ha spiegato di non avere progetti per una casa permanente, ma di voler mantenere un «posto delle mamme» dove conservare ricordi familiari, mentre il resto della vita potrà essere vissuto in movimento.
Un punto fermo in Cambogia e poi il mondo
Tra le tappe previste c’è la Cambogia, Paese a cui Jolie è legata da tempo e per il quale ha ottenuto la cittadinanza. La sua abitazione cambogiana sarà utilizzata anche come spazio dedicato alla cultura khmer per alcuni periodi dell’anno.

La mobilità servirà principalmente a seguire due linee di attività: gli impegni umanitari e il progetto di moda e arti che ha lanciato a New York, noto come Atelier Jolie.
Atelier Jolie: un laboratorio globale
Lanciato nel 2023 come spazio collettivo di moda sostenibile e creazione artistica, l’Atelier è pensato per funzionare più come piattaforma che come boutique tradizionale. Jolie ha descritto l’idea come un luogo da offrire a rotazione a creativi internazionali, piuttosto che uno spazio di vendita classico.

Negli obiettivi dell’Atelier c’è un’espansione internazionale: dall’ipotesi di spazi in Europa e Asia fino all’eventuale apertura in Brasile come primo outpost fuori dagli Stati Uniti. Trattative e contatti sono in corso con realtà a Vienna e in Cambogia.
- Destinazioni anticipate: Cambogia come base culturale; possibile apertura in Brasile; progetti in Europa e Asia.
- Focus operativo: sedi gestite come organizzazioni no-profit per sostenere economie locali.
- Attività previste: workshop, residenze artistiche, riuso e trasformazione di capi (laboratori di cucito e serigrafia).
- Impatto atteso: supporto a creator locali, formazione professionale e sviluppo di economie creative sul territorio.
Modello sostenibile e contrasto al fast fashion
Jolie ha più volte ribadito la sua posizione critica verso il fast fashion e, attraverso l’Atelier, punta a promuovere pratiche alternative: riciclo dei vestiti, apprendimento di abilità manuali, acquisto di pezzi d’autore e una fruizione più consapevole della moda.
La gestione delle sedi come entità locali e non come filiali centralizzate è una scelta che mira a evitare la dipendenza dalla beneficenza pura e ad aumentare l’autonomia economica delle comunità coinvolte. È un approccio che unisce filantropia, impresa sociale e politica culturale sul territorio.
Il programma prevede anche attività pratiche: chi porterà i propri capi potrà farli rimodellare o imparare tecniche sartoriali direttamente dagli artigiani ospitati negli spazi.
Quali saranno gli effetti concreti? Oltre alla vendita dell’immobile di Los Angeles, il progetto potrebbe ridefinire il rapporto tra celebrità, impegno sociale e imprenditoria culturale, mettendo al centro il lavoro locale e la sostenibilità anziché il consumo su larga scala.
Nei prossimi mesi sarà interessante osservare come si svilupperanno le aperture internazionali dell’Atelier e in che misura la strategia nomade di Jolie influenzerà il suo ruolo pubblico e le comunità con cui lavorerà.











