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Peste suina africana, Montesacro nella zona infetta: “Nessun rischio per l’uomo, ma massima attenzione”
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Ai confini di Roma Capitale si sta diffondendo la peste suina africana che si contagia solo tra animali. Montesacro rientra solo parzialmente nella zona infetta istituita dalla Regione Lazio dopo il ritrovamento di quattro carcasse di cinghiale positive al virus nel vicino comune di Riano. Ieri il sindaco della cittadina, Luca Abbruzzetti, ha indetto una riunione con tutti i sindaci dei comuni interessati, a cui hanno partecipato anche il presidente del municipio III, Paolo Marchionne, e l’assessore all’Ambiente Matteo Zocchi, che a RomaToday annunciano la richiesta di un colloquio urgente con la Asl Roma 1 “L’incontro avverrà già nelle prossime ore per valutare insieme la situazione e le azioni da mettere in campo”.
Nessun rischio per l’uomo
“Vogliamo innanzitutto ribadire un punto importante: la peste suina africana non rappresenta un rischio per l’uomo né per gli animali domestici. Non c’è quindi alcun motivo per creare allarmismo”, dichiarano Marchionne e Zocchi. I due amministratori sottolineano però che l’emergenza non va sottovalutata. “È un’emergenza seria per il comparto suinicolo e può determinare un danno economico rilevante per i territori coinvolti, che deve essere contrastato nel modo più efficace possibile”.

La Regione ha disposto misure restrittive soprattutto per evitare che il virus venga trasportato o si diffonda attraverso contatti diretti o indiretti con i cinghiali. Nell’area infetta è vietata la caccia al cinghiale in tutte le sue forme; restano consentiti soltanto gli interventi di controllo autorizzati, attraverso prelievo selettivo senza cani o cattura con trappole, secondo specifiche regole di biosicurezza. Sono inoltre vietati alimentazione, avvicinamento e disturbo dei cinghiali. Nelle aree agricole e naturali sono vietati eventi, assembramenti e picnic all’aperto, a meno di una deroga dell’autorità sanitaria competente per esigenze comprovate.
Il danno economico
Secondo l’assessore, la situazione del municipio III non può essere sovrapposta a quella degli altri comuni dell’area provinciale maggiormente esposti. “Non è la stessa situazione, perché non abbiamo, per quanto ne sappiamo, aziende agricole che saranno colpite da questa vicenda. Siamo in parte coinvolti, ma non nello stesso modo degli altri”. Da qui la necessità di una risposta proporzionata. “Bisogna calibrare il percorso da fare con l’Asl, che è l’organo sanitario deputato a farlo”.

Sorveglianza su carcasse e cinghiali
Uno dei punti centrali sarà il monitoraggio degli animali trovati morti o in cattive condizioni. L’ordinanza regionale impone ai servizi veterinari territorialmente competenti di intervenire in caso di ritrovamento di carcasse o di cinghiali moribondi, attivando le procedure previste, aggiornando i sistemi informativi sanitari e curando lo smaltimento delle carcasse con misure di massima biosicurezza. “Qualsiasi carcassa che verrà trovata sul territorio dovrà essere sottoposta a un’analisi approfondita da parte dell’Asl, per capire per quale ragione l’animale sia morto”, specificano. “Questi controlli sono già nelle procedure e la task force regionale era già operativa sul territorio”.
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