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Con l’Oceano Pacifico che sta registrando anomalie di temperatura sempre più marcate, un nuovo e potente episodio di El Niño rischia di aggravare crisi alimentari e spingere milioni di persone già vulnerabili in condizioni ancora più drammatiche. Interventi preventivi e finanziamenti anticipati stanno diventando urgenti: ciò che si decide ora può limitare carestie, malattie e ondate di sfollamento nei prossimi mesi.
Cosa cambia rispetto al passato
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Le temperature superficiali del Pacifico orientale hanno superato soglie che, se confermate, indicano un El Niño di intensità maggiore rispetto agli episodi recenti. Questo non è un fenomeno che agisce da solo: si somma a fragilità preesistenti come conflitti, disuguaglianze, rincari dei prezzi e diminuite risorse umanitarie.

Il risultato è un mix di rischi — siccità e alluvioni alternate in diverse aree del pianeta — che può tradursi rapidamente in scarsità di cibo, aumento della malnutrizione e diffusione di malattie. Operatori umanitari avvertono che, affrontando queste emergenze in modo ritardato, si finisce per spendere molto di più e a interventi meno efficaci.
Il ruolo del Fondo di Azione Precoce
Per ridurre l’impatto dei fenomeni meteorologici estremi, alcune ong hanno attivato un meccanismo chiamato Fondo di Azione Precoce, pensato per erogare risorse prima che lo shock climatico colpisca. L’idea è semplice: soldi anticipati e azioni mirate per evitare che una crisi diventi catastrofe.
Molti progetti sono affidati alle comunità locali e in particolare alle donne, che in molte società sono responsabili dell’approvvigionamento alimentare e della cura familiare.
- Pagamenti in contanti preventivi per coprire bisogni immediati.
- Protezione e conservazione dei raccolti e del bestiame.
- Interventi per garantire l’accesso all’acqua potabile.
- Sviluppo di pratiche agricole resilienti e produzione locale di fertilizzanti.
- Supporto mirato alle famiglie più vulnerabili per ridurre esposizione a rischi e sfollamenti.
Dove il pericolo è già tangibile
In alcune aree dell’Asia e dell’Africa i segnali di stress sono evidenti oggi, non «se» ma «quando» El Niño si compirà. Tra i paesi più esposti emergono due casi simbolo: le Filippine e la Somalia.
Le Filippine hanno ancora zone dichiarate in stato di calamità dopo l’ultimo episodio climatico del 2024; la combinazione di siccità prolungata e successivi tifoni estremi mette sotto pressione coltivazioni e mezzi di sussistenza rurali. Le famiglie contendono l’aumento del prezzo del riso e del carburante, e rischiano di affrontare in rapida successione due tipologie di shock molto diverse tra loro.
In Somalia, interventi finanziari d’emergenza hanno evitato più volte la carestia, ma sono arrivati spesso troppo tardi per costruire resilienza duratura. Gli esperti locali avvertono che un El Niño più forte potrebbe amplificare le disuguaglianze e incrementare i casi di violenza di genere, estrema vulnerabilità già diffuse nella regione.
Il peso sulla salute dei bambini
La situazione è particolarmente critica per la malnutrizione infantile. L’aumento dei costi logistici e dei materiali terapeutici, insieme a interruzioni nelle catene di approvvigionamento e riduzioni degli aiuti, ha fatto salire il prezzo per curare un singolo bambino malnutrito.

Da eventi geopolitici recenti, che hanno inciso su rotte commerciali chiave, al rincaro dei trasporti, il costo medio è aumentato sensibilmente. Secondo valutazioni umanitarie, servirebbero somme aggiuntive dell’ordine di alcune centinaia di milioni di dollari per mettere al sicuro la salute dei quasi sette milioni di bambini già colpiti dalla malnutrizione nelle aree a rischio.
Perché questa emergenza riguarda anche noi
Le ripercussioni non restano confinate alle regioni colpite: l’aumento dei prezzi alimentari può tradursi in rincari globali su prodotti di largo consumo, la pressione sui flussi migratori può aumentare e la necessità di investimenti umanitari anticipati impone scelte politiche immediate ai donatori internazionali.
Intervenire prima che le calamità esplodano significa proteggere vite e risorse economiche: prevenire è spesso meno costoso e più efficace che correre ai ripari quando la crisi è già irreversibile.
In assenza di un sostegno tempestivo e strutturale, le aree più povere del mondo rischiano di pagare il prezzo più alto di un fenomeno climatico che quest’anno si presenta con segnali di forza superiore alla media. La finestra d’azione è stretta: le decisioni prese nelle prossime settimane determineranno quanto grande sarà la crisi umanitaria nei prossimi mesi.












