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Vivian Lamarque racconta una stagione della vita che molti associano al rallentamento come a un’occasione di rinnovamento: la vecchiaia, dice, è diventata per lei fonte di piacere e attenzione alle cose semplici. In un dialogo recente ha spiegato come la riscoperta dei piccoli desideri alimenti ancora la sua energia creativa e il suo rapporto con la scrittura.
Perché questa conversazione conta oggi: in un paese che invecchia, la testimonianza di una voce culturale come la sua offre una prospettiva pratica su come trasformare l’età avanzata in spazio di produzione emotiva e culturale, non solo di perdita.
Lamarque, nota soprattutto per la sua attività poetica e per la cura delle parole rivolte anche ai più giovani, presenta l’età matura come un tempo ricco di possibilità. Non la descrive come un tramonto, ma come una fase in cui si imparano a modulare gli obiettivi e a valorizzare dettagli che prima sembravano marginali.
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Una pratica quotidiana
Nel racconto che ha condiviso emerge un filo conduttore: l’importanza di piccoli gesti ripetuti. Leggere, annotare un’idea, passeggiare, conversare con amici o giovani poeti — tutte azioni semplici che, sommate, mantengono la mente attiva e la curiosità viva.

Questa attenzione al quotidiano si accompagna a una scelta consapevole: eliminare ciò che distrae dal lavoro creativo e mantenere solo le attività che nutrono la parola e l’ascolto.
Cosa può imparare chi legge
- Ritmo: privilegiare tempi sostenibili piuttosto che forzare risultati rapidi.
- Desideri piccoli: coltivare obiettivi modesti ma concreti, utili per restare motivati.
- Comunità: cercare scambi con altre generazioni per rinnovare prospettive.
- Semplicità: ridurre il superfluo nella routine creativa per mettere a fuoco l’essenziale.
- Curiosità: continuare a imparare, anche attraverso forme artistiche diverse.
Questi punti non sono regole fisse, ma indicazioni pratiche che emergono dalle parole dell’autrice e che possono essere adattate a percorsi diversi: dalla scrittura alla cura del quotidiano.
Non mancano, nella sua visione, riflessioni sulla responsabilità pubblica. Lamarque suggerisce che cambiare lo sguardo sulla vecchiaia richiede un impegno collettivo: politiche culturali più inclusive, spazi di incontro intergenerazionale e attenzione ai linguaggi con cui si parla dell’età avanzata.
La sua esperienza invita a rivedere alcuni pregiudizi: l’anzianità non cancella la creatività, anzi la rimodula. Per chi lavora nel mondo della cultura e per i lettori interessati a percorsi di vita alternativi, la testimonianza si traduce in un invito concreto a mettere in pratica piccoli cambiamenti quotidiani.
In conclusione, la lezione più utile è semplice e applicabile: trasformare i desideri grandi in una serie di passi realizzabili. Così la scrittura e l’esperienza personale trovano nuovo respiro, e la vecchiaia smette di essere solo un termine anagrafico per diventare un laboratorio di linguaggi e relazioni.











