Milano: cosa cambia per chi vive e lavora ai margini della metropoli

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Fino al 25 ottobre la Fabbrica del Vapore ospita Milano(s)confinata, un progetto espositivo che mette sotto i riflettori le vite di chi vive per strada, restituendo volti, relazioni e memorie che raramente compaiono nel racconto pubblico. In un momento in cui la città dibatte le risposte al disagio sociale, la mostra offre immagini e parole che costringono a guardare la realtà oltre gli stereotipi.

Chi racconta: sguardi dall’interno e dall’esterno

Il percorso mette in dialogo fotografie realizzate dalle persone coinvolte con ritratti e reportage di professionisti, per esplorare la differenza tra autorappresentazione e rappresentazione esterna. Nel progetto Essere Donna Rom le donne rom raccontano la quotidianità attraverso i loro scatti, affiancati ai ritratti in bianco e nero di Sara Lemlem: si crea così uno spazio di confronto tra come ci si vede e come viene restituito lo sguardo dell’altro.

Persone con una macchina fotografica e mani che mostrano stampe fotografiche
Dialogo tra autorappresentazione e ritratti professionali alla mostra.

Altri contributi raccontano transizioni e routine: in Luci nel Buio Marco Garofalo segue il passaggio dalla vita in tenda a un’abitazione, mentre Sofia Loffredo concentra l’obiettivo sui dettagli e sui gesti quotidiani di chi vive per strada.

Storie che intrecciano città e radici

Con una prospettiva di lungo periodo, le immagini di Milano Lipov di Roberto Arcari (2005-2008) collegano Milano al villaggio romeno di Lipov, mostrando come percorsi migratori e legami familiari attraversino spazi molto distanti ma intimamente connessi.

Foto che collegano una città italiana a un villaggio rumeno, immagini di paesaggi e volti lontani
Percorsi migratori e legami familiari tra Milano e Lipov.

Il progetto Milano senza dimora, curato da Luca Meola, nasce invece da passeggiate condivise con quindici persone senza dimora: vie, biblioteche, mense e mezzi pubblici compongono una mappa visiva dei luoghi dell’accoglienza ma anche delle disuguaglianze e della solitudine urbana.

Parole, immagini e pratiche di comunità

Non mancano testi e opere nate in prima persona: il Premio Amelia Isacchi Samaja, attivo dal 2017, raccoglie poesie, racconti e segni creati da artiste e artisti che vivono in strada. Altri lavori provengono da Ri-scatti – Fotografi senza fissa dimora, progetto nato da un corso del 2014 che documenta giornate, compagni di viaggio, speranze e paure; una selezione torna al pubblico a dieci anni dall’ultima mostra al PAC.

  • Quando: fino al 25 ottobre; inaugurazione domenica 18 ottobre alle 18:30.
  • Dove: Fabbrica del Vapore, Milano.
  • Ingresso: gratuito.
  • Programma: mostra collettiva, talk, spettacoli teatrali, proiezioni, tour urbani e laboratori per tutte le età.
  • Promotori: progetto ideato dal Tavolo Cultura, nell’ambito del sistema cittadino per l’autonomia e la prevenzione della grave emarginazione sociale, promosso dal Comune di Milano – Direzione Welfare e Salute; coinvolte oltre 40 realtà cittadine.

Partecipare significa vedere la città da prospettive spesso negate: non solo immagini, ma percorsi di relazione che mettono in luce nodi pratici — dai servizi di accoglienza alle reti di solidarietà — utili per chi si occupa di politiche sociali e per i cittadini interessati a capire meglio il fenomeno.

Milano(s)confinata non è una semplice esposizione fotografica: è uno spazio temporaneo di confronto pubblico che combina arte, testimonianza e azione sociale. L’invito, aperto a tutti, punta a trasformare lo sguardo e a stimolare domande concrete su come la città risponde alle fragilità.

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