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Dal 5 al 7 maggio Torino ospita un evento che rilancia un tema politico e sociale urgente: in occasione del ventesimo anniversario della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, prende avvio un festival interamente dedicato all’autodeterminazione delle persone con disabilità. Perché oggi questa discussione è cruciale: ridefinisce il welfare e mette in gioco dove, come e con chi si può vivere.
Prima Persona Plurale, promossa da Fondazione Time2, è la prima manifestazione in Italia costruita attorno al concetto di Vita Indipendente. Gli incontri si svolgeranno tra il Polo del ’900 e lo Spazio Open e sono pensati per trasformare il dibattito pubblico in pratiche concrete, non solo in parole.
Da cosa nasce l’idea
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Il movimento della Vita Indipendente affonda le radici negli anni Sessanta, quando persone con disabilità cominciarono a rivendicare visibilità e controllo sulle proprie scelte. L’intuizione chiave fu semplice ma rivoluzionaria: non sono le limitazioni individuali a produrre esclusione, bensì le barriere materiali e culturali innalzate dalla società.
Far valere questo principio significa ripensare il sostegno: non soluzioni standardizzate imposte dall’alto, ma servizi che si adattano ai progetti di vita delle persone. Assistenti personali, ausili tecnologici, reti di vicinato e servizi di comunità sono solo alcune delle possibilità; la scelta deve spettare alla persona che riceve il supporto.
Perché conta oggi
Il ventesimo anniversario della Convenzione ONU è un’occasione per misurare i progressi e le lacune. In molti Paesi europei modelli di sostegno centrati sui diritti sono già attivi; in Italia invece il sistema resta incompiuto e frammentato. Il festival vuole tenere aperto il cantiere delle riforme, mettendo in campo esperienze, strumenti e alleanze che possano trasformare norme in pratiche reali.
- Quando: dal 5 al 7 maggio 2026
- Dove: Polo del ’900 e Spazio Open, Torino
- Chi organizza: Fondazione Time2
- Formato: laboratorio partecipato con conversazioni circolari, momenti di confronto e storie di vita
- Obiettivo: mettere al centro il diritto di scegliere il proprio progetto di vita
Un racconto che apre il festival
La rassegna si inaugura con la vicenda di Piero Defilippi e Roberto Tarditi, protagonisti negli anni Ottanta di una scelta che segnò la fine della loro istituzionalizzazione al Cottolengo. È un esempio concreto di come le azioni collettive e le alleanze possano incidere su leggi e prassi, spostando il baricentro dalle istituzioni alle persone.
Non si tratta di nostalgie: è una leva pratica. Le storie individuali diventano strumenti di cambiamento quando vengono ascoltate in spazi pubblici e tradotte in risorse politiche e servizi accessibili.
Cosa cambia per chi vive con una disabilità
Passare da un welfare assistenzialista a un welfare dei diritti implica modifiche concrete:
- Supporti flessibili e personalizzati anziché pacchetti standard
- Integrazione nei contesti ordinari (casa, lavoro, quartiere) e non isolamento in circuiti separati
- Partecipazione diretta alle decisioni che riguardano il proprio progetto di vita
Queste trasformazioni hanno effetti pratici sull’autonomia, sulla qualità della vita e sulla partecipazione sociale: non sono mera teoria politica ma cambiamenti che toccano il quotidiano.
Il festival vuole essere un luogo dove confrontare modelli già sperimentati altrove, discutere ostacoli normativi e proporre percorsi praticabili in Italia. È utile per decisori pubblici, operatori, famiglie e ogni cittadino interessato a un welfare più inclusivo.
La discussione pubblica non si esaurisce in tre giorni. L’appuntamento torinese è pensato per alimentare una rete di pratiche e pressioni civiche in grado di trasformare gli impegni internazionali in diritti effettivi sul territorio.












