Morbillo in Bangladesh: migliaia di minori infettati, più di cento vittime

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Domenica è partita una campagna d’emergenza per fermare un focolaio di morbillo che sta colpendo in particolare i bambini piccoli: le autorità sanitarie parlano di centinaia di casi sospetti e oltre cento decessi nelle ultime giornate, una situazione che mette di nuovo sotto pressione un sistema vaccinale già indebolito.

Il quadro dell’epidemia

Secondo il ministero della Salute del Bangladesh, sono circa 6.500 i bambini tra i sei mesi e i cinque anni con sintomi compatibili con il morbillo, e più di cento sono morti di recente. Il virus, noto per la sua elevata contagiosità, può scatenare complicanze gravi come polmonite, diarrea severa, cecità ed encefalite, aggravando il rischio soprattutto nei più piccoli.

Il lancio tardivo della campagna di vaccinazione è stato motivato dall’urgenza di contenere i contagi, ma gli esperti sottolineano che la risposta si svolge in un contesto difficile: trasmissione rapida, aree molto popolate e molte famiglie che hanno già perso l’accesso regolare alle immunizzazioni.

Perché la copertura è diminuita

Negli ultimi anni la copertura vaccinale entro i 12 mesi è calata: dal 83,9% del 2019 è scesa all’81,6% nel 2023, restando lontana dall’obiettivo nazionale del 95%. Secondo le autorità, la campagna specifica contro il morbillo prevista due anni fa fu sospesa per il diffondersi delle proteste che portarono a un cambio di governo, circostanza che ha interrotto programmi sanitari e routine vaccinali.

Il risultato è una popolazione pediatrica più esposta alle infezioni prevenibili, con conseguenze che si ripercuotono tanto sulle comunità urbane quanto sui territori rurali e sui campi profughi.

La risposta: campagna nazionale e partner internazionali

Da domenica il ministero guida un intervento di massa, con il supporto di UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità e Gavi. L’obiettivo è raggiungere oltre un milione di bambini tra i sei mesi e i cinque anni, dando priorità a chi ha saltato le vaccinazioni di routine.

Medici Senza Frontiere (MSF) è tra le organizzazioni presenti sul campo, con interventi concentrati soprattutto nella provincia di Cox’s Bazar, dove si trovano vaste comunità di rifugiati Rohingya.

  • Popolazione nazionale: circa 170 milioni di abitanti.
  • Densità demografica: circa 1.360 persone per km² (confronto: Italia ~200/km²).
  • Casi sospetti: ~6.500 bambini (6 mesi–5 anni).
  • Decessi segnalati: oltre 100.
  • Obiettivo campagna: vaccinare oltre 1 milione di bambini in 18 distretti ad alto rischio.

I punti critici: campi profughi e sovraffollamento

Nei campi che ospitano i Rohingya la combinazione di elevata densità di popolazione, scarsa copertura vaccinale e condizioni igieniche precarie aumenta il rischio di ampie ondate epidemiche. MSF ha allestito unità di isolamento e condotto interventi di emergenza dal 2017, mentre le campagne di immunizzazione mirano a interrompere catene di trasmissione soprattutto tra i più vulnerabili.

La situazione mette in luce quanto la salute pubblica sia influenzata da fattori politici e sociali: la sospensione di programmi vaccinali e il conflitto interno hanno ridotto la resilienza del sistema sanitario proprio quando era più necessaria.

Cosa osservare nelle prossime settimane

La priorità è la rapida estensione della vaccinazione e il tracciamento dei casi per evitare che il focolaio si allarghi. Per le famiglie, la questione più immediata è l’accesso alle vaccinazioni di routine; per le autorità e le ONG, la sfida è coordinare una campagna che raggiunga aree remote e comunità sovraffollate.

Resta essenziale monitorare l’andamento dei decessi e dei nuovi casi, la distribuzione delle dosi e la capacità delle strutture di isolamento di sostenere l’assistenza ai malati. Un successo nella campagna potrebbe fermare l’ondata attuale e ridurre il rischio di nuovi picchi nei mesi a venire.

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