Il calo globale degli aiuti pubblici allo sviluppo ha raggiunto il suo livello più pronunciato: tra il 2024 e il 2025 l’erogazione di fondi è diminuita del 23,1%, con effetti immediati sulle operazioni umanitarie nei teatri di crisi. A renderlo noto è il rapporto pubblicato oggi dall’OCSE‑DAC, che mette in evidenza una contrazione netta delle risorse proprio mentre aumentano le esigenze causate dai conflitti.
Secondo il documento, il totale degli aiuti dei membri del comitato si è attestato a 174,3 miliardi di dollari, una media pari allo 0,26% del reddito nazionale lordo. Il calo coinvolge la maggior parte dei paesi donatori e ridefinisce la geografia finanziaria della cooperazione internazionale.
La riduzione è diffusa: 26 dei 34 Paesi del comitato hanno diminuito i loro impegni. Tra i dati più rilevanti emergono tagli consistenti e uno spostamento della graduatoria dei contributori.
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| Paese | Variazione APS 2024‑2025 | APS 2025 (USD) | APS in % del RNL |
|---|---|---|---|
| Stati Uniti | -56,9% | — | — |
| Germania | -17,4% | ~29,1 miliardi | — |
| Francia | -10,9% | — | — |
| Regno Unito | -10,8% | — | — |
| Giappone | -5,6% | — | — |
| Italia | +0,03% | 7,283 miliardi | 0,30% |
| Totale OCSE‑DAC | -23,1% | 174,3 miliardi | 0,26% |
Il risultato più clamoroso è il netto ridimensionamento deciso dagli Stati Uniti, mentre la Germania, pur registrando un taglio, emerge come primo contributore in valore assoluto. L’Italia resta in una posizione intermedia: l’Aps nazionale è cresciuta di appena lo 0,03% e vale oggi lo 0,30% del RNL, lontana dall’impegno dello 0,70% sottoscritto a livello internazionale.
Perché conta ora: la contrazione coincide con una fase di acuirsi delle crisi internazionali. La situazione in Medio Oriente, l’incertezza intorno all’Iran e le guerre in aree come il Sudan — dove le stime del conflitto parlano di decine di migliaia di vittime e milioni di persone sfollate — aumentano la domanda di interventi umanitari e programmi di sviluppo a lungo termine.
- I tagli riducono capacità operative delle agenzie multilaterali e delle ong partner nei territori più fragili.
- Minori fondi allo sviluppo possono indebolire la prevenzione dei conflitti, alimentando instabilità e migrazioni forzate.
- La pressione su bilanci nazionali per spese di sicurezza e difesa può spostare risorse lontano dalla cooperazione.
La Campagna 0.70 in Italia ribadisce l’urgenza di un ricalcolo delle priorità: attivisti e organizzazioni chiedono al governo e al Parlamento un percorso vincolante e graduale per raggiungere lo 0,70% del RNL entro il 2030, sottolineando che la cooperazione è anche uno strumento di prevenzione dei conflitti.
Ivana Borsotto, portavoce della campagna e presidente della FOCSIV, invita a rafforzare il ruolo delle istituzioni internazionali e della diplomazia, sostenendo che solo un rinnovato impegno multilaterale può arginare il deteriorarsi delle emergenze umanitarie attuali.
Il quadro tracciato dall’OCSE‑DAC impone scelte concrete nei prossimi anni: per i paesi donatori significa bilanciare esigenze di sicurezza interna con obblighi di solidarietà internazionale; per le organizzazioni umanitarie vuol dire rivedere piani e priorità operativi. Per i cittadini, infine, la contrazione degli aiuti ha ricadute tangibili sulle risposte a fame, malattie e sfollamento nei paesi più vulnerabili.












