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La “Giornata nazionale dell’ascolto dei minori 2026” ha richiamato in Italia istituzioni, esperti e soprattutto adolescenti per mettere al centro un tema sempre più urgente: ascoltare i giovani oggi significa intervenire prima che il disagio si aggravi. L’appuntamento — con incontri a Roma, Milano e Palermo — ha ribadito l’importanza di collegare ascolto, tutela e strumenti digitali in una strategia condivisa.
Un’edizione dal forte coinvolgimento
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione S.O.S e da Telefono Azzurro ETS, si è svolta con il titolo “Un bambino ascoltato sarà un adulto sereno” e ha visto la partecipazione di rappresentanti del Senato, della Camera, della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri della Difesa, dell’Istruzione e del Lavoro e della Rai.
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Il momento principale si è tenuto a Roma, nella sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Incontri paralleli si sono svolti a Milano, presso Palazzo Lombardia in collaborazione col CoreCom, e a Palermo, nella Biblioteca dell’Archivio Storico Comunale.
I numeri che spiegano perché l’evento è urgente
Il dato più significativo emerso dal Dossier 2025 del Servizio di Ascolto 1.96.96, presentato da Ernesto Caffo, presidente della Fondazione, è la crescente complessità delle richieste di aiuto. Circa un terzo delle segnalazioni riguarda forme di disagio psicologico più marcato, spesso intrecciate ad altre difficoltà.
| Area | Percentuale |
|---|---|
| Salute mentale | 35,3% |
| Difficoltà relazionali | 28,5% |
| Abuso e violenza | 18,2% |
| Rischi legati a Internet | 6,1% |
Il rapporto segnala inoltre una crescita dei casi multidimensionali: in circa il 20% delle situazioni, problemi psicologici, fragilità nelle relazioni e vulnerabilità online si sovrappongono.
IA generativa: nuovi rischi per i minori
Tra le emergenze più recenti c’è l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa. Vengono segnalati abusi come la creazione di immagini e video falsificati usati per umiliare o ricattare giovani, oltre all’uso di strumenti IA come surrogati affettivi che possono alterare percezione e relazioni.
Questi fenomeni rendono più complesso il lavoro di prevenzione: contenuti realisticamente falsificati si diffondono rapidamente e possono danneggiare la reputazione e il benessere emotivo di un ragazzo in tempi molto brevi.
Voci di ragazzi e istituzioni
Particolarmente significativo è stato il ruolo attivo delle scuole: studenti tra i 12 e i 17 anni hanno dialogato con esperti, ponendo domande concrete e raccontando esperienze personali. Questo scambio ha trasformato l’evento da momento formale a vera consultazione giovanile.
Per le istituzioni intervenute — tra cui il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità — l’ascolto va inserito in un percorso di presenza affettiva e di continuità degli interventi, non come azione episodica ma come presidio quotidiano per la salute mentale dei minori.
Quali azioni servono subito
Dal confronto sono emerse alcune priorità operative, sia per il breve che per il medio termine:
- Rafforzare i servizi di ascolto con accessi digitali semplici e linguaggi familiari ai giovani.
- Formare insegnanti e operatori ai segnali di disagio legati anche all’uso dell’IA.
- Promuovere campagne di prevenzione rivolte alle famiglie e ai coetanei, per ridurre isolamento e stigma.
- Creare percorsi coordinati tra istituzioni, scuola, terzo settore e piattaforme digitali per una risposta integrata.
Prospettive e responsabilità
La conclusione emersa dagli incontri è chiara: l’ascolto deve diventare una pratica sistemica che accompagni i giovani nelle loro transizioni. Non si tratta solo di ricevere segnalazioni, ma di trasformare quelle segnalazioni in risposte efficaci e sostenute nel tempo.
Per cittadini e decisori la posta in gioco è alta: intervenire ora significa ridurre il rischio che difficoltà emergenti si consolidino in danni a lungo termine per intere generazioni.












