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Chiesa della SS. Annunziata PDF Stampa E-mail
Lago di Varano
Chiesa dell'Annunziata
Crocifisso del Lago
La chiesa è adagiata sulle sponde del brillante Lago di Varano, in aperta campagna tra ulivi; forse deriva dall'antico borgo medioevale di Bayranum o meglio dell'antica città di Uria. Tra le sue mura conserva un crocifisso di gran pregio, stimato in tutto il Gargano settentrionale, dai lineamenti quasi vivi, da un'espressione facciale e corporea sofferentemente reale.

Attorno alla pieve, affiorano monoliti e rovine a costituire una prova verso la presenza di un'antica civiltà medioevale purtroppo sommersa o distrutta. Pare, secondo gli storici, che a portarla a distruzione siano stati i Saraceni, anche se da tempo gira una leggenda in riguardo alla città di Uria.
La leggenda racconta che in passato la cittadina d'Uria era abitata da gente malvagia e governata dal Re Tauro, atroce come mille guerre, traboccante di violenza e di sangue. Soltanto una fanciulla dal nome Nunzia, era in contrasto con la popolazione, perché lei pregava ogni giornata e svolgeva il suo lavoro indifferente.

Una notte sentì il lago respirare, soffiare d'angoscia e al mattino la piccola Nunzia si vide circondata da un silenzio mortale: la città di Uria svanì nelle profondità del mare.
Su di un colle s'ergeva esclusivamente la chiesa dell'Annunziata, sopravvissuta dall'immane tragedia come segno di speranza e di fede verso i sopravvissuti. E a tutt'oggi resta, sempre sullo stesso colle.
Il Crocifisso di Varano
Crocifisso di Varano
Crocifisso di Varano
Da immemorabile tempo si ha conoscenza del miracoloso Crocifisso, da lui la gente si è sottratta alla morte da forti siccità ed oggi, ogni 23 aprile viene portato in processione in memoria delle copiose precipitazioni che si sono svolte il giorno stesso, sempre dopo un'interminabile siccità. Viene conficcato ad un Calvario posto su un colle, dove il sarcerdote benedice il mare, il lago e tutta la natura circostante. Il miracolo si ripete dal lontano 23 aprile del 1717, e lo stesso avvenne anche nel 1899 e nel 1948. Nella stragrande maggioranza, ogni volta che si porta a termine la processione (svolta il mattino), dal cielo cade la pioggia.

Storicamente il Crocifisso è databile intorno alla seconda metà del sec. XIII e alla prima metà del XIV, ma gli ischitellani credono ciecamente che l'artista sarebbe San Luca, l'apostolo di Cristo e protettore dei pittori, realizzato subito dopo il decesso del Salvatore.

La leggenda popolare narra come lo stesso Gesù rimase sbalordito vedendosi morto apparendo di fronte al suo apostolo Luca, complimentandosi per un'opera così profonda.

Gesù disse a Luca: "Luca, Luchist, addov' me vidist, che tant bell mi facist?" "Luca, quando mai mi hai visto per avermi ritratto così bene?".

Bisogna davvero essere davanti al crocifisso per contemplare tanta arte e passione. La carnagione del Cristo è mediterranea, con capelli non lunghi ma corti, ricci e di un colore marrone, prova inconfutabile che si tratta della vera riproduzione del cristo così come viene dettata dagli studiosi. E' un valore che è con gran cura viene conservato e vigilato con turni notturni da sicuri abitanti della zona.

Durante la festività del 23 aprile, nello spiazzale dinanzi alla chiesa, si organizzano esibizioni di musica popolare ed è possibile inoltrarsi verso un spazio dove vengono alloggiate numerose giostre. Mentre nello spazio di tempo tra l'inizio di marzo e la metà d'aprile, gli ischitellani salpano in corteo a piedi dal centro abitato fino alla chiesa del Varano, camminando per una decina di chilometri con canti dialettali rivolti al Cristo.
 

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