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La società che gestisce gli impianti di Bormio denuncia una flessione così marcata della stagione invernale da parlare, in termini forti, di un’annata eccezionalmente negativa. In risposta ai problemi di affluenza e ricavi, il management ha rilanciato l’idea di un grande collegamento sciistico che unirebbe Bormio a Livigno passando per Santa Caterina: una proposta che ora riaccende il dibattito politico, economico e ambientale nella valle.
Perché questo tema conta oggi
La ripresa dopo le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 non è stata omogenea: alcune località hanno registrato cali di visitatori e ricadute economiche improvvise. Per gli operatori locali la questione non è teorica ma finanziaria: modificare la rete degli impianti significa cercare nuovi flussi di turisti e rimettere in moto investimenti fermi.
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Il progetto di collegamento — annunciato come un’infrastruttura di scala ampia — promette di aumentare l’accessibilità tra comprensori sciistici vicini, ma apre subito interrogativi su costi, tempi e impatto sul territorio.
Che cosa prevede il piano
Secondo la proposta rilanciata dalla società, l’idea è di creare un collegamento fisico tra le valli attraverso impianti di risalita e nodi di interscambio a Santa Caterina, con l’obiettivo dichiarato di integrare l’offerta sciistica e allungare la stagione turistica.
Non sono ancora stati pubblicati progetti definitivi né stime economiche complete: al momento si parla di studi di fattibilità e di prime valutazioni tecniche che dovranno passare attraverso le autorizzazioni locali e regionali.
- Obiettivo operativo: ampliare l’area sciabile e facilitare i trasferimenti tra comprensori.
- Motivazione economica: compensare il calo di presenze accusato nell’ultima stagione e aumentare ricavi per gli impianti.
- Fasi previste: studi di fattibilità, valutazioni ambientali, progettazione esecutiva e richiesta di finanziamenti.
- Coinvolgimento: amministrazioni comunali, Regione, società di gestione degli impianti e associazioni di categoria.
Impatto sul territorio e possibili criticità
Un’opera di questo tipo avrebbe ricadute immediate sul traffico turistico e sull’occupazione stagionale. Più collegamenti possono significare più arrivi, ma anche una pressione maggiore su infrastrutture locali come strade, parcheggi e servizi di emergenza.

Sul fronte ambientale sono previste opposizioni: la costruzione di nuovi impianti richiede valutazioni sull’erosione del suolo, sulla biodiversità e sul consumo di suolo alpino. I tempi burocratici e la necessità di intese intercomunali sono altre variabili decisive.
Prossime tappe
- Avvio di studi preliminari e analisi d’impatto ambientale (entro i prossimi mesi).
- Dialogo tra società privata, Comuni e Regione per definire iter autorizzativo e possibili co-finanziamenti.
- Consultazioni pubbliche e coinvolgimento delle associazioni locali per raccogliere osservazioni e proposte alternative.
Per gli operatori del turismo in Alta Valtellina la posta in gioco è alta: il progetto potrebbe rappresentare una via per rilanciare la stagione oppure generare nuovi conflitti territoriali. Nei prossimi mesi saranno decisive le scelte politiche e il risultato delle valutazioni tecniche, che decideranno se l’ipotesi rimarrà un annuncio o diventerà un cantiere concreto.












