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Il giro d’affari delle ecomafie in Italia ha raggiunto i 11,5 miliardi di euro, secondo il rapporto più recente di Legambiente: una cifra che non è solo statistica, ma indica una pressione crescente sulla salute pubblica, sulle casse locali e sul mercato legale. A guidare la classifica è di nuovo il **ciclo illegale dei rifiuti**, seguito dal settore del **cemento** e delle costruzioni abusive.
Numeri e tendenze: cosa segnala il rapporto
Il valore complessivo riflette attività illecite che vanno dall’interramento o combustione di rifiuti, alla gestione fraudolenta degli impianti, fino alle maxi-truffe legate a discariche abusive. Per Legambiente l’aumento rispetto ai periodi precedenti non è solo economico: traduce un consolidamento delle reti criminali che infilano il loro controllo nelle filiere produttive.
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La ripresa del ciclo illegale dei rifiuti al primo posto indica due problemi paralleli: da un lato la domanda di smaltimento a basso costo da parte di imprese, dall’altro la capacità delle organizzazioni criminali di offrire una “soluzione” illegale che aggira regole e controlli. Il settore delle costruzioni, con il cemento al centro, resta in posizioni alte della classifica per pratiche come cantieri abusivi, uso di materiali non certificati e lacerazione del territorio.
Un quadro in pillole
| Settore | Posizione | Tendenza |
|---|---|---|
| Ciclo illegale dei rifiuti | 1° | In aumento; impatto ambientale e sanitario elevato |
| Cemento e costruzioni abusive | 2° | Persistente; sfruttamento del territorio |
| Altri settori (agro-ambientale, traffici, energia) | 3° e seguenti | Diffusi; spesso con ricadute locali significative |

Perché questa notizia conta oggi
Il dato assume urgenza per più motivi: innanzitutto perché l’illegalità nei rifiuti ha effetti diretti sulla qualità dell’aria e dell’acqua e quindi sulla salute delle comunità vicine ai siti coinvolti. Poi perché i costi di bonifica e di gestione ricadono sui bilanci pubblici, sottraendo risorse a servizi essenziali.
I mercati legali ne risentono: imprese serie subiscono concorrenza sleale, perdono commesse e reputazione. Infine, la presenza di queste reti mina la fiducia nelle istituzioni e nella capacità di controllo del territorio, con ricadute economiche e sociali che possono accentuare disuguaglianze locali.
Le risposte possibili
Le proposte che emergono dal dibattito pubblico e dalle associazioni ambientaliste puntano su una combinazione di strumenti:
- rafforzamento dei controlli e della cooperazione interforze;
- trasparenza nelle filiere produttive e tracciamento dei rifiuti con tecnologie digitali;
- maggiore supporto ai sistemi di economia circolare per ridurre la domanda di smaltimento illegale;
- misure preventive contro l’abusivismo edilizio e sanzioni più severe per i responsabili.
Interventi isolati non bastano. Per essere efficaci occorre un mix di azione preventiva, repressione mirata e politiche che incentivino pratiche sostenibili nel settore privato. Solo così si può sperare di ridurre il peso economico e ambientale di questa forma di criminalità.
Per i cittadini significa vigilanza, per le istituzioni un cambio di passo nelle priorità: dalla repressione fine a sé stessa a politiche integrate che proteggano territorio e imprese rispettose della legge.












