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Gli ultimi monitoraggi segnalano un nuovo e rapido arretramento del ghiacciaio della Marmolada: in un anno la sua superficie si è ridotta di circa 9 ettari. Se il ritmo di perdita non rallenta, la massa glaciale rischia di scomparire nel giro di un decennio, con impatti concreti per ambiente, sicurezza e economia locale.
Cosa dicono i rilievi più recenti
I dati raccolti nel corso dell’ultimo anno mostrano una contrazione significativa della copertura glaciale. Il calo di superficie registrato — pari appunto a circa 9 ettari — riflette sia il ritiro delle fronti sia il diradamento dello strato di ghiaccio.
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Questo andamento è coerente con la tendenza osservata negli ultimi anni: periodi estivi sempre più caldi e precipitazioni inverno/primaverili inconsistenti stanno limitando la capacità del ghiaccio di rigenerarsi.
Perché la questione è urgente
La Marmolada non è solo un simbolo delle Alpi: è anche un elemento attivo dell’equilibrio idrogeologico e dell’economia montana. La perdita di massa glaciale modifica il regime delle acque di scioglimento, aumenta il rischio di frane e influisce sulla disponibilità idrica stagionale per le valli sottostanti.
- Rischio idrogeologico: meno ghiaccio può significare maggior instabilità dei pendii e fenomeni di colamento o crollo.
- Risorse idriche: variazioni nel flusso stagionale delle acque che alimentano fiumi e bacini locali.
- Turismo e economia: la riduzione del ghiacciaio incide su attività sciistiche e sull’attrattiva dell’area.
- Patrimonio ambientale: perdita di paesaggi e habitat associati al ghiaccio d’alta quota.
Per i residenti e gli operatori montani queste conseguenze non sono ipotesi lontane: la gestione del territorio deve già fare i conti con cambiamenti concreti, dalla pianificazione urbanistica alle strategie di prevenzione del rischio.
Proiezioni e scenari
Con il tasso attuale di ritiro, alcune stime indicano che la porzione più esposta del ghiacciaio potrebbe ridursi drasticamente entro pochi anni, mentre la trasformazione completa in assenza di interventi strutturali si collocherebbe nell’ordine di grandezza di un decennio. Tuttavia, le previsioni precise dipendono da variabili meteorologiche e dalle politiche di adattamento messe in campo.
È importante distinguere due livelli di risposta: ridurre le emissioni e contrastare il riscaldamento globale a lungo termine, e contemporaneamente predisporre misure locali per gestire i rischi immediati.
Cosa possono fare istituzioni e comunità
Le azioni efficaci richiedono coordinamento tra servizi di protezione civile, enti locali, parchi e comunità montane. Alcune misure già adottabili o in fase di valutazione includono:

- monitoraggi più intensi e capillari per anticipare situazioni di pericolo;
- interventi di mitigazione sui versanti più instabili (barriere, drenaggi controllati, valorizzazione del reticolo idrico);
- piani di adattamento per il turismo, con diversificazione dell’offerta e investimenti sostenibili;
- campagne di informazione rivolte ai residenti e ai visitatori sui comportamenti da tenere in caso di eventi estremi.
Molte di queste iniziative richiedono risorse e tempi di realizzazione che vanno pianificati subito per ridurre l’esposizione ai rischi nel prossimo futuro.
Uno sguardo più ampio
La contrazione della Marmolada è un segnale locale ma rappresentativo di processi in atto su scala globale: l’aumento delle temperature medie e la modifica dei regimi di precipitazione stanno trasformando i paesaggi montani. Comprendere e comunicare queste dinamiche è essenziale per orientare scelte politiche e comportamenti collettivi.
Per chi vive o lavora in montagna, per le amministrazioni e per i turisti, la domanda non è solo quanto durerà il ghiacciaio, ma come rendere più resilienti territori e comunità davanti a cambiamenti ormai evidenti.












