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Un nuovo rapporto di Human Rights Watch descrive un’accelerazione delle misure repressive contro associazioni e attivisti in Tunisia a partire dal 2024, con effetti concreti sul lavoro di tutela dei diritti e sull’assistenza a rifugiati e migranti. La portata delle azioni statali — fra arresti, indagini finanziarie e sospensioni amministrative — mette a rischio i progressi civili nati dopo la rivoluzione del 2011 e solleva dubbi sul rispetto degli impegni internazionali del paese.
Che cosa ha rilevato Human Rights Watch
Il rapporto, intitolato «Viviamo di tempo preso in prestito: la repressione della società civile in Tunisia», documenta anni di interventi giudiziari e amministrativi diretti contro organizzazioni critiche verso il governo. HRW segnala che queste misure — registrate in particolare dal 2022 — non si limitano a procedimenti isolati, ma costituiscono un modello ripetuto e sistematico.
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La relazione ricorda inoltre che la Tunisia è parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, strumenti che tutelano la libertà di associazione, la libertà di espressione e il diritto a un giusto processo.
Arresti e processi
Secondo HRW, dal 2022 almeno 47 persone legate a organizzazioni non governative sono finite davanti ai tribunali tunisini; dieci di queste sono rimaste in custodia cautelare per periodi superiori ai quattordici mesi, il limite previsto dalla legge nazionale.

Tra i casi più noti c’è quello di Saadia Mosbah, attivista per i diritti umani, condannata il 19 marzo 2026 a otto anni di carcere e a una multa per presunti illeciti finanziari: accuse che l’organizzazione internazionale definisce arbitrarie. I procedimenti hanno riguardato anche operatori impegnati nell’assistenza a rifugiati, richiedenti asilo e migranti.
Indagini finanziarie e pressioni economiche
La pressione sulle ong si è estesa alle verifiche economico-fiscali. Verso la fine del 2024, poco prima delle presidenziali, numerose associazioni sono state sottoposte a controlli per sospetta evasione fiscale: tra queste la sede regionale di Amnesty International e l’organizzazione tunisina I Watch.

HRW rileva che in almeno due casi i controlli hanno portato al congelamento dei conti bancari, con conseguenze immediate sulle attività operative delle associazioni.
- Arresti e processi: persone legate a ong incriminate con ricorso anche a norme antiterrorismo e antiriciclaggio.
- Indagini finanziarie: verifiche fiscali e congelamento di conti, impatto sui finanziamenti esteri.
- Sospensioni amministrative: decine di organizzazioni hanno subito misure cautelari, alcune rischiano lo scioglimento.
- Restrizioni bancarie: blocchi o ritorni di fondi dall’estero e difficoltà nell’accesso ai servizi bancari.
Sospensioni e procedure amministrative
Human Rights Watch ha individuato almeno venti casi di sospensioni di associazioni disposte in base al Decreto-legge 2011-88, ma la mancanza di dati ufficiali impedisce di stabilire un numero preciso. In diversi procedimenti emergono criticità procedurali: alcune organizzazioni non hanno ricevuto gli avvisi previsti per legge o non hanno potuto esercitare adeguatamente il diritto di difesa.
Documenti e testimonianze raccolti da HRW indicano che, in più occasioni, le osservazioni presentate dalle associazioni non hanno ricevuto riscontro formale, un elemento che aumenta il rischio di scioglimenti definitivi.
Problemi con le banche e segnali sul sistema giudiziario
Oltre ai provvedimenti giudiziari e amministrativi, molte associazioni si sono trovate ad affrontare limitazioni nell’uso dei conti correnti: restituzioni di donazioni dall’estero, blocchi temporanei e, in alcuni casi, chiusure di conti segnalate dagli stessi enti.
HRW solleva dubbi sull’indipendenza della magistratura, osservando che dal 2022 il potere esecutivo avrebbe assunto un’influenza crescente sulle decisioni giudiziarie. Se confermato, questo fenomeno trasformerebbe gli strumenti del diritto in leve per contenere il dissenso.
Perché la questione conta oggi
La rilevanza immediata del rapporto sta nelle conseguenze pratiche: la sospensione delle attività di molte ong riduce aiuto e tutela per gruppi vulnerabili, mentre l’intimidazione giudiziaria e finanziaria indebolisce le voci critiche e l’ecosistema democratico. Per i cittadini e per gli operatori internazionali è essenziale comprendere se queste misure siano casi isolati o parte di una strategia coordinata.
Human Rights Watch chiede che le autorità tunisine rispettino gli obblighi internazionali e garantiscano procedure trasparenti e il diritto alla difesa. La comunità internazionale e i partner locali seguiranno con attenzione eventuali sviluppi giudiziari e amministrativi.












