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Il Programma Alimentare Mondiale avverte che la carenza di fondi costringerà a ridurre drasticamente l’assistenza in Cisgiordania proprio quando il bisogno cresce: il fabbisogno alimentare si è raddoppiato rispetto al 2023. La decisione avrà effetti concreti su centinaia di migliaia di persone, con ricadute immediate su sicurezza, stabilità e condizioni di vita locali.
Secondo l’agenzia dell’ONU, i tagli ai contributi internazionali costringono a limitare il numero di beneficiari sostenuti in Cisgiordania a partire da settembre. Attualmente il World Food Programme arriva a circa 400.000 persone, ma il programma dovrà ridurre questa platea di circa la metà se non arriveranno nuovi finanziamenti.
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Un quadro già critico
Nel territorio della Cisgiordania quasi 900.000 persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare. L’aumento delle violenze e gli sfollamenti forzati hanno gravemente compromesso i mezzi di sussistenza — in particolare agricoltura e allevamento — lasciando molte famiglie senza entrate stabili.

I prezzi dei generi alimentari e del carburante sono tra i più alti della regione, e questo aggrava l’incapacità delle famiglie più vulnerabili di mettere insieme pasti adeguati. Molti vendono beni e riducono quantità e qualità del cibo per far fronte alla crisi economica.
Numeri chiave
- 900.000 persone in Cisgiordania colpite da insicurezza alimentare.
- 400.000 beneficiari attuali dell’assistenza WFP; prevista una riduzione di circa il 50% da settembre.
- Il bisogno alimentare si è raddoppiato rispetto al 2023.
- 76% delle famiglie ha subito una perdita di reddito negli ultimi anni.
- 12% della popolazione ha una dieta inadeguata; circa un terzo non può permettersi una dieta nutriente.
- Nelle aree rurali e nei governatorati meridionali si concentrano le peggiori condizioni.
- 1,5 milioni di persone assistite dal WFP nella Gaza strip; a luglio il valore in denaro degli aiuti è stato ridotto del 40% per 375.000 persone.
Shaun Hughes, direttrice del WFP per la Palestina, sottolinea che molte famiglie che un tempo campavano della propria terra oggi non riescono più a procurarsi cibo sufficiente. Finora il sostegno è passato per contanti, buoni spesa, pacchi alimentari e servizi nutrizionali in collaborazione con ong locali.
Implicazioni immediate
La riduzione dell’assistenza rischia di tradursi in meno pasti, peggioramento della nutrizione e aumento della vulnerabilità per i gruppi già esposti — anziani, bambini e famiglie sfollate. A livello più ampio, l’inasprimento della crisi alimentare può alimentare tensioni sociali e indebolire le reti di sopravvivenza comunitarie.

Già a luglio il WFP ha dovuto diminuire il valore in denaro degli aiuti per 375.000 persone a Gaza, un segnale che la crisi dei finanziamenti sta avendo effetti su più fronti della Palestina.
Cosa cambierebbe con nuovi fondi
Ulteriori risorse permetterebbero di mantenere i livelli attuali di assistenza, preservare programmi nutrizionali per i più piccoli e sostenere mezzi di sussistenza locali con trasferimenti mirati. Senza un intervento rapido dei donatori, il taglio degli aiuti peggiorerà condizioni già precarie e allungherà i tempi per eventuali riprese economiche e sociali.
Per il pubblico esterno la questione resta di immediata rilevanza: una crisi alimentare più ampia può avere ripercussioni umanitarie e politiche nella regione e aumentare la pressione su organizzazioni e Stati chiamati a rispondere.
In assenza di nuovi impegni finanziari nei prossimi mesi, le misure annunciate dall’agenzia diventeranno operative da settembre, segnando una svolta concreta nell’assistenza umanitaria in Cisgiordania.












