Gaza, agricoltura in ginocchio: disponibili appena il 3% dei terreni coltivabili

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Una nuova analisi geospaziale pubblicata il 24 giugno 2026 mette in luce un rapido declino della capacità agricola nella Striscia di Gaza: gran parte delle terre resta inaccessibile e la superficie coltivabile intatta si è ridotta significativamente dall’ultimo monitoraggio di ottobre 2025. La perdita d’accesso e la scarsità di input minacciano raccolti e mezzi di sussistenza in un contesto dove la produzione locale è già fortemente compromessa.

Cosa dicono i dati

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) insieme al Centro Satellite delle Nazioni Unite (UNOSAT) segnalano che, al 24 giugno 2026, 4.091 ettari risultano ancora accessibili nella Striscia di Gaza — pari al 27% delle terre coltivabili totali. Ma solo 448 ettari, ovvero circa il 3% della superficie coltivabile, sono contemporaneamente accessibili e privi di danni strutturali.

Tra ottobre 2025 e giugno 2026 la superficie di campi coltivabili accessibili e non danneggiati è scesa da 601 a 448 ettari: una perdita di 153 ettari, equivalente al 25,5%. Le maggiori riduzioni si sono registrate nei governatorati di Deir al‑Balah e Khan Younis.

Accesso ridotto più che danni materiali

Secondo la valutazione, la principale causa del calo non è un aumento dei danni fisici alle coltivazioni ma la progressiva limitazione dell’accesso. In particolare l’espansione verso ovest della cosiddetta “Linea Gialla” — che demarca il confine tra la zona del cessate il fuoco e l’area sotto controllo militare — ha ristretto le aree in cui gli agricoltori possono operare in sicurezza.

Area di confine con restrizioni di accesso militare che limita il passaggio degli agricoltori
La Linea Gialla restringe l’accesso ai campi coltivabili per motivi di sicurezza

I danni materiali più estesi rimangono concentrati nel Nord della Striscia e nel governatorato di Gaza, ma il case più critico per inaccessibilità è Rafah: qui il 97,2% delle terre coltivabili e il 98,4% delle serre non risultano accessibili.

Serre e risorse in calo

La disponibilità di serre perfettamente utilizzabili è anch’essa diminuita: sono 224 gli ettari di serra accessibili e intatti (16,6% della superficie serra totale), in lieve flessione rispetto ai 226 ettari registrati a ottobre 2025 (17,3%). Deir al‑Balah ha subito la perdita maggiore anche su questo fronte.

Serre agricole danneggiate e non funzionanti in ambiente rurale
Le serre integre e accessibili rappresentano solo il 16,6% della superficie totale

Impatto immediato

La combinazione di terreni inaccessibili e insufficienza di materiali sta erodendo la capacità produttiva. La FAO evidenzia carenze persistenti di semi, fertilizzanti, combustibile, impianti e attrezzature per l’irrigazione, oltre a problemi nell’approvvigionamento di mangimi e servizi veterinari per gli allevamenti.

La distribuzione di input critici è ostacolata dalle restrizioni alle importazioni e dalle difficoltà logistiche: quando i materiali arrivano, la qualità spesso è peggiore e i prezzi superano la capacità di spesa delle famiglie agricole. La capacità della FAO di fornire mangimi e rifornimenti rimane intermittente e insufficiente rispetto al fabbisogno.

Rein Paulsen, direttore dell’Ufficio per le Emergenze e la Resilienza della FAO, mette in guardia che la perdita di accesso riduce drasticamente le possibilità di ripresa anche quando i terreni non sono stati fisicamente compromessi: senza spazi sicuri per coltivare e senza supporto costante, la produzione locale continuerà a contrarsi.

Perché conta oggi

Prima dell’escalation di ottobre 2023 l’agricoltura rappresentava circa il 10% dell’economia di Gaza e sosteneva i mezzi di sussistenza di oltre 560.000 persone tra coltivazione, allevamento e pesca. Il progressivo restringimento delle superfici coltivabili e la scarsità di input pongono rischi concreti per la sicurezza alimentare, l’occupazione rurale e i prezzi dei beni di prima necessità nella regione.

Le richieste della FAO

  • Garantire un accesso sicuro per gli agricoltori alle loro terre, permettendo operazioni di semina e raccolta;
  • Facilitare l’ingresso e la distribuzione degli input agricoli essenziali (semi, fertilizzanti, combustibile, attrezzature per l’irrigazione), incluse forniture commerciali non a doppio uso;
  • Avviare progetti di riabilitazione delle terre e delle infrastrutture agricole danneggiate, per consentire il ritorno alla produzione una volta ripristinato l’accesso.

La situazione rimane fluida: il quadro fornito da FAO e UNOSAT segnala tendenze peggiorative a breve termine, con impatti immediati sui redditi agricoli e sulla disponibilità di cibo locale. Qualsiasi intervento operativo richiederà corridoi sicuri, coordinamento umanitario sostenuto e un flusso regolare di materiali agricoli per evitare un ulteriore collasso della produzione.

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