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A dieci anni dal sisma del 2016 che ha devastato parti del Centro Italia, un’analisi aggiornata mette in luce un ritardo pesante: quasi due terzi degli interventi pubblici previsti non hanno ancora visto aprire un cantiere. Il ritardo non è solo burocratico: rischia di compromettere servizi essenziali e la tenuta sociale dei territori colpiti.
L’organizzazione non governativa ActionAid, che ha ottenuto i dati aggiornati al 30 aprile 2026 tramite accesso agli atti, ha sintetizzato le evidenze in un rapporto dedicato allo stato della ricostruzione degli edifici pubblici nel cratere sismico.
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Dati principali
Secondo l’analisi, risultano programmati complessivamente 3.667 interventi per un valore di circa 4,85 miliardi di euro. Tuttavia lo stato di avanzamento resta critico: il 66,3% delle opere è ancora nelle fasi amministrative o progettuali e non è partita la costruzione materiale, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva.

- Interventi programmati: 3.667 (valore ~4,85 miliardi)
- Opere non avviate: 66,3% del totale
- Interventi aggiunti rispetto al 2025: +125 (circa +252 milioni di euro)
- Servizi essenziali (scuole, municipi, sanità): su 767 progetti solo 235 (30,6%) hanno avviato i lavori; 77 (10%) sono al collaudo
Dove il ritardo è più acuto
Il quadro regionale mostra criticità diffuse: nelle Marche risultano programmate 1.243 opere, di cui il 66,4% ancora in attesa dell’avvio del cantiere; in Abruzzo il 61,5% (446 interventi); nel Lazio il 69,7% (365 interventi); in Umbria il 69,2% (378 interventi).
I 44 Comuni più colpiti dal sisma concentrano 1.544 interventi per circa 2,1 miliardi, pari a circa il 42% delle opere complessive. In queste aree, dove la ferita territoriale è più profonda, la situazione è particolarmente preoccupante: circa sette progetti su dieci non hanno ancora raggiunto la fase di cantiere (1.031 interventi), mentre appena il 18,4% è arrivato a fine lavori o collaudo.
Tra i casi locali: ad Amatrice non sono partiti i cantieri per 136 interventi su 172; ad Accumoli la situazione riguarda 64 progetti su 86. Arquata del Tronto registra invece un avanzamento relativo, trainato dal maxi-intervento da 71 milioni per la stabilizzazione del centro storico: un passo avanti ma ancora preliminare rispetto alla ricostruzione del tessuto urbano.
Perché conta per chi vive lì
La ricostruzione ritardata ha effetti concreti sulla vita quotidiana: una scuola che non riapre allontana famiglie che valutano trasferirsi; un municipio chiuso limita l’accesso ai servizi; l’assenza di strutture sanitarie rende più difficile la permanenza di anziani e persone vulnerabili. Non si tratta di mere cifre tecniche, ma di scelte di vita che modellano il futuro demografico e sociale dei territori.

ActionAid segnala inoltre che le informazioni disponibili sono spesso frammentarie e incongruenti, richiedendo ulteriori verifiche per ottenere un quadro pienamente affidabile e confrontabile nel tempo. I dati più recenti sono stati acquisiti solo di recente e presentano lacune che ostacolano la trasparenza.
Cosa chiede la società civile
L’organizzazione sottolinea la necessità di uno strumento pubblico unico, aggiornato e comprensibile per monitorare l’avanzamento dei lavori: una piattaforma che permetta a cittadini, amministratori e operatori di individuare ritardi, criticità e priorità reali delle comunità.
ActionAid, presente nel cratere fin dal 2016, ha accompagnato le comunità nella transizione dall’emergenza alla ricostruzione sociale con azioni di supporto psicosociale, formazione al lavoro, rafforzamento delle associazioni locali e percorsi di partecipazione civica. Dal 2023 l’impegno prosegue con il programma R.E.T.I. (Riattivazione, Empowerment, Territorio e Innovazione), pensato per contrastare le povertà socioeconomiche e ricostruire il legame fra welfare locale e comunità tramite servizi di prossimità e interventi di sostegno.
Il messaggio implicito del rapporto è chiaro: senza più trasparenza, tempi certi e cantieri avviati, la ricostruzione rischia di restare incompiuta e di far perdere intere opportunità di ripresa alle comunità colpite.











