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Il 14 maggio 2026 i talebani hanno pubblicato in Gazzetta Ufficiale un nuovo testo che ridefinisce le regole sulle separazioni coniugali e sostanzialmente legittima matrimoni organizzati in età infantile. La misura — denunciata da Amnesty International — riduce ulteriormente lo spazio di autonomia per le donne afghane e apre scenari concreti di esclusione giuridica e sociale già oggi rilevanti.
Il provvedimento, intitolato formalmente «Codice sulla separazione giudiziale dei coniugi», fissa i casi in cui una donna può chiedere la separazione ma introduce anche norme che facilitano le nozze combinate in età minore. Secondo Amnesty, questa riforma consolida meccanismi che assegnano all’uomo il ruolo decisionale centrale, privando le donne di garanzie fondamentali.
Come cambiano le regole
Tra le principali novità del testo, il criterio del consenso viene di fatto annullato: il silenzio della ragazza dopo la pubertà può essere interpretato come assenso all’unione. Padri, nonni e persino parenti più lontani acquisiscono poteri decisionali estesi sulle nozze delle minori, e le procedure di impugnazione per le donne sono molto più complesse.
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In pratica, la possibilità per una donna di contestare un matrimonio è subordinata all’intervento del tribunale; agli uomini è invece riconosciuta la facoltà di divorziare unilateralmente senza la necessità di testimoni o di un’autorizzazione preventiva del giudice.
- Eliminazione del consenso: la mancata opposizione dopo la pubertà può valere come consenso;
- Autorità familiare ampliata: padri, nonni e parenti lontani possono organizzare e validare i matrimoni delle ragazze;
- Accesso alla giustizia limitato: le donne devono ottenere il via libera del tribunale per impugnare le nozze;
- Asimmetria nel divorzio: gli uomini possono sciogliere il vincolo matrimoniale senza gli stessi vincoli procedurali imposti alle donne.
Reazioni di esperti e organizzazioni
Amnesty International ha raccolto le opinioni di cinque giuristi afghani sul contenuto del codice. La vicedirettrice per l’Asia meridionale dell’organizzazione ha definito il testo una misura che «priva ulteriormente le donne della loro autonomia», sottolineando l’impatto concreto sulle libertà personali e sulla capacità di accesso alla giustizia.
Najla Rahil, vicepresidente della Women’s Identity Organization, ha descritto la norma come apertamente discriminatoria: secondo la sua analisi limita il diritto delle donne a scegliere il coniuge e rende più difficili le procedure di separazione soprattutto quando il marito è assente. Un avvocato afghano, che ha preferito rimanere anonimo, osserva come il quadro normativo riflette un approccio punitivo verso le donne, con un rafforzamento delle strutture patriarcali.
Un cambiamento nella cornice legale nazionale
Prima del ritorno al potere dei talebani, il diritto afghano prevedeva limiti più stringenti ai matrimoni infantili: il codice civile fissava l’età minima per le ragazze a 16 anni e erano operative istituzioni dedicate alla protezione delle vittime di violenza e alla gestione delle questioni familiari.
Queste tutele formali — seppure applicate in modo disomogeneo — fornivano canali legali di assistenza. Da quando i fondamentalisti hanno ripreso il controllo, gran parte di quel quadro è stato smantellato: dall’istruzione femminile all’accesso al lavoro, fino alla partecipazione alla vita pubblica, le restrizioni si sono intensificate.
Nel novembre 2022 la Guida Suprema ha ordinato l’applicazione integrale della Sharia, e le autorità hanno adottato centinaia di decreti: secondo fonti locali e rapporti Onu sono oltre 470 gli atti normativi pubblicati dal ritorno al potere, di cui 79 riguardanti direttamente le donne.
Perché questa novità conta oggi
Il nuovo codice influisce su diritti che hanno effetto immediato sulla vita quotidiana di milioni di persone: aumenta il rischio di matrimoni precoci, complica l’accesso alla protezione legale e consolida differenze di trattamento tra uomini e donne. Queste modifiche avranno ricadute su salute pubblica, istruzione femminile, pratiche migratorie e sugli interventi umanitari necessari per tutelare minori e vittime di violenza.
Dal punto di vista internazionale, la riforma rende più probabile l’intensificarsi delle critiche e delle richieste di sanzioni o condizionalità negli aiuti. Al contempo, la possibilità di ricorso interno appare limitata perché il sistema giudiziario è oggi controllato da chi ha emanato il codice.
Resta da vedere se la pressione delle organizzazioni umanitarie e degli Stati esteri riuscirà a produrre cambiamenti concreti: per ora, la nuova normativa sembra consolidare una tendenza di esclusione che, secondo esperti e attiviste, priva le donne afghane di strumenti pratici per difendere i propri diritti.












