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Un quadro misto per l’economia delle Marche: nel 2025 il Pil regionale è cresciuto dello 0,5%, in linea con la media italiana, ma il recupero ha perso slancio verso fine anno e le tensioni geopolitiche del 2026 ne hanno indebolito le prospettive. Il Rapporto annuale della Banca d’Italia sulla sede di Ancona mette in luce i fattori che hanno sostenuto la ripresa — soprattutto il settore delle costruzioni e il turismo — e quelli che la ostacolano, con implicazioni immediate per occupazione, investimenti ed export.
Cosa emerge dal Rapporto
Presentato ad Ancona dal direttore della sede locale, Luca Moscadelli, e da Alfredo Bardozzetti, responsabile della divisione analisi e ricerca economica, il documento scandaglia l’andamento regionale con dati aggiornati al 2025 e una ricognizione sul Benessere equo e solidale (Bes). Sulla base di 120 indicatori territoriali, le Marche risultano sopra la media nazionale sotto il profilo del benessere misurato dal Bes.
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Il recupero del Pil è stato trainato da due leve principali: gli investimenti legati al Pnrr e alla ricostruzione post-sisma, che hanno alimentato il comparto edilizio, e la ripresa del turismo. Tuttavia, la spinta si è attenuata negli ultimi mesi del 2025, e il peggioramento del contesto internazionale nel 2026 ha ridotto la fiducia delle imprese.
Dati chiave
- Pil 2025: +0,5% rispetto all’anno precedente
- Occupazione: +1,1% (superiore al +0,8% della media nazionale), con aumento di forme contrattuali meno stabili
- Export: -7,6% su base annua
- Ore autorizzate per integrazioni salariali: in aumento
- Credito: crescita dei prestiti alle famiglie, contrazione dei finanziamenti alle imprese
Queste grandezze spiegano perché, nonostante il segno positivo del Pil, la ripresa rimane fragile: occupazione in aumento ma meno solida, domanda estera in contrazione e investimenti al di sotto delle aspettative per oltre la metà delle imprese intervistate.
Quali settori reggono e quali rallentano
La dinamica settoriale è eterogenea. Alcuni comparti manifatturieri, come l’alimentare, il legno e mobile e la farmaceutica, hanno mostrato segnali di resistenza o crescita. Al contrario, settori tradizionalmente importanti per la regione, come la calzatura e il tessile-abbigliamento, hanno continuato a indebolirsi.
La caduta delle esportazioni (-7,6%) segnala una domanda estera più debole, collegata in parte all’incertezza geopolitica che ha aumentato i rischi per gli scambi internazionali.
Credito, investimenti e condizioni delle imprese
Nel 2025 le imprese marchigiane hanno contenuto gli investimenti: più della metà ha speso meno del previsto e meno rispetto all’anno precedente. Le cause indicate nel Rapporto sono la cautela legata allo scenario internazionale e la diminuzione della domanda estera.
Sul fronte finanziario si osserva una divergenza: i prestiti alle famiglie sono cresciuti, mentre il credito alle imprese ha subito una contrazione. Parallelamente, sono aumentate le ore autorizzate per le integrazioni salariali, un segnale che segnala fragilità occupazionale nonostante il miglioramento degli indicatori occupazionali complessivi.
Il dato sull’occupazione va letto con attenzione: l’incremento dell’1,1% riflette in parte l’emergere di rapporti di lavoro meno stabili, che riduce la qualità della ripresa del mercato del lavoro.
Implicazioni per cittadini e imprese
Per le famiglie, la crescita dei prestiti può alleviare i consumi nel breve periodo, ma la diminuzione dell’export e la cautela degli investimenti riducono le prospettive di una ripresa sostenuta dell’occupazione stabile.
Per le imprese il quadro suggerisce prudenza: la combinazione di domanda estera più debole, minor ricorso al credito e incertezza geopolitica rende prioritari interventi mirati per sostenere liquidità e competitività, soprattutto nei settori in flessione.
Cosa osservare nei prossimi mesi
Da qui in avanti occorrerà monitorare alcuni indicatori chiave: l’andamento delle esportazioni, l’andamento degli investimenti legati al Pnrr e alla ricostruzione, la stabilità dell’occupazione e la disponibilità del credito alle imprese. Eventuali peggioramenti del contesto internazionale potrebbero ancora indebolire la ripresa regionale.
Il Rapporto della Banca d’Italia conferma che le Marche hanno punti di forza — come il buon posizionamento nel Bes e alcuni settori resilienti — ma che la traiettoria economica rimane esposta a shock esterni. Il bilancio tra opportunità legate agli investimenti pubblici e rischi internazionali sarà decisivo per il 2026.












