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Una decisione inaspettata mette a rischio una tradizione artistica che da oltre vent’anni lega teatro e memoria sull’Appennino: la direzione tedesca che cura il cimitero militare del Passo della Futa ha annunciato che dal 2027 lo spazio non sarà più disponibile per rappresentazioni teatrali, cancellando così un appuntamento estivo seguito ogni anno da migliaia di spettatori.
La notizia, resa pubblica dai fondatori della compagnia, ha subito acceso il dibattito sul valore culturale e sul rispetto dei luoghi della memoria: cosa cambia per Archiviozeta, per il territorio e per il modo in cui si raccontano le tracce della guerra?
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Un teatro nato sulla montagna
Da 23 anni Archiviozeta porta in scena all’alba e al tramonto spettacoli site-specific al cimitero militare germanico del Passo della Futa. Gli allestimenti, spesso ispirati ai classici e immersi nel paesaggio, trasformano la visita al sacrario in un percorso scenico che richiama spettatori da tutta Italia.

La compagnia, fondata da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni, ha costruito attorno a queste rappresentazioni un format riconosciuto dalla critica: l’esperienza combina ricerca storica, recitazione ricercata e un uso non celebrativo del luogo di sepoltura.
Il provvedimento: fine delle repliche dopo il 2026
Ieri i direttori artistici hanno annunciato che la gestione tedesca, la Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, ha stabilito che il 2026 sarà l’ultimo anno in cui si potrà svolgere teatro alla Futa, con chiusura definitiva degli spazi per eventi dal 2027.
Attualmente Archiviozeta è impegnata nella messa in scena della seconda parte de Il processo di Franz Kafka, in programma fino al 23 del mese; secondo la compagnia quelle rappresentazioni potrebbero essere le ultime nella loro formula storica.
Motivazioni e reazioni
La scelta della gestione tedesca sarebbe scaturita da polemiche sollevate da alcuni dipendenti del cimitero e da parenti dei caduti, contrari a che il luogo venga impiegato come palcoscenico per rappresentazioni che interpretano e interrogano il passato. I responsabili dell’associazione hanno dunque deciso di non concedere più il sito per attività teatrali dopo il 2026.
Guidotti e Sangiovanni hanno definito la decisione gravemente pregiudizievole per il loro lavoro e per l’ecosistema culturale che si è sviluppato intorno agli spettacoli, sottolineando il rischio per posti di lavoro e per l’indotto turistico sulla montagna.
- Per Archiviozeta: perdita di uno spazio identitario e possibile ridimensionamento artistico e occupazionale.
- Per il territorio: minore richiamo turistico stagionale e ripercussioni sull’economia locale legata agli eventi.
- Per la memoria pubblica: scomparsa di un formato che coniugava riflessione storica e pratica performativa in un luogo di sepoltura.
- Per il pubblico: fine di un rituale culturale che coinvolge ogni anno migliaia di spettatori.

Premi e valore riconosciuto
Nel 2024 la compagnia ha ricevuto il Premio Ubu per un progetto speciale, motivato proprio dall’uso del luogo della memoria come laboratorio drammaturgico: un riconoscimento che aveva consacrato la loro ricerca scenica a livello nazionale.

Il contrasto fra il riconoscimento critico e la decisione della gestione del cimitero apre domande pratiche e morali sul rapporto tra luoghi commemorativi e attività culturali.
Cosa potrebbe succedere adesso
Archiviozeta ha lasciato aperta la possibilità di tentare una mediazione per tornare sui passi del provvedimento, ma non ha nascosto il timore che la misura comprometta definitivamente la loro esperienza alla Futa.
Tra le strade percorribili ci sono appelli pubblici, dialoghi istituzionali o la ricerca di sedi alternative che conservino lo spirito del progetto; tutte soluzioni che richiederanno tempo e sostegno della comunità artistica e civile.
La vicenda riguarda più della sola compagnia: è un test sul modo in cui l’Italia gestisce la memoria collettiva e sulle opportunità per il teatro contemporaneo di essere parte attiva nella lettura del passato. Nei prossimi mesi le decisioni che seguiranno diranno se quel capitolo di teatro e memoria potrà continuare o resterà chiuso, insieme a un pezzo di ritualità culturale dell’Appennino.












