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Felice l’aggiustaossa di Vico del Gargano

Di Francesco A. P. Saggese, con un approfondimento di Francesco Pupillo e una documentazione video fotografica di Pasquale D’Apolito.

È Sabato Santo.
Ci sono da smontare i “Sepolcri” e togliere gli abiti del lutto alle Madonne che ieri il popolo di Vico ha portato in processione. I lacci che tengono legate le campane stanno per essere sciolti: la Pasqua è vicina. Felice ci aspetta a casa sua, poco sotto il mercato, nel quartiere del Trappitello, un tempo popolato da molti bambini che correvano da una parte all’altra del quartiere.
Felice ci aspetta a casa sua, poco sotto il mercato, nel quartiere del Trappitello, un tempo popolato da molti bambini che correvano da una parte all’altra del quartiere.
È lui che viene ad aprirci la porta di casa, mentre sua moglie Isabella ci aspetta a metà del corridoio, poco prima di una stanza; appena ci vede, c’invita ad accomodarci. 
Ci stringiamo le mani.
Due chiacchiere: i soprannomi in un paese avvicinano più di ogni cosa; un bicchierino di un liquore al finocchietto che Isabella ha preparato nei mesi scorsi e dei cioccolatini.
Dalla storia di Felice ci separa ancora qualche sincero convenevole, fino a che si siede su una sedia del suo salotto e comincia il suo racconto.
Felice a Vico è noto come l’aggiustaossa, ma lo era anche in Germania a Pforzheim, dove ha vissuto per circa dieci anni, lavorando come pulitore di orologi prima e poi in un fabbrica del latte.
Ha imparato da suo nonno, e suo nonno chissà da chi, in un lento tramandare di questa capacità, o dono, se volete.
Una volta se ti slogavi un polso o una caviglia non correvi al pronto soccorso, ma ti rivolgevi all’aggiustaossa, che attraverso una serie di manipolazioni, scioglieva i nervi accavallati, così potevi tornare a muovere il polso o a camminare senza dolori…
Felice è contento di questa visita, sorpreso da questo interesse, dalla macchina fotografica, dai video, come siamo sorpresi e affascinati anche noi da questa storia, che arriva da un tempo che ormai è scomparso, ma che a tratti sopravvive con genuinità, altruismo, disponibilità ad aiutare gli altri senza ricevere nulla in cambio.
Felice ci racconta che tutto accade naturalmente e che sono le sue dita a guidarlo tra il reticolato dei nervi e che alza le mani di fronte a problemi più seri, come una frattura.
“Quando l’osso è spezzato io non posso fare niente. Vai a fare i raggi, vai dal dottore!”, perché i medici sono importanti, ci tiene a dire.
Ci racconta che alla sua porta bussa gente anche da qualche paese vicino, a qualsiasi ora del giorno, anche di notte.
Ma Felice accoglie tutti, senza problemi, senza giri di parole, “se posso aiutare”; perché quello che interessa a Felice è aiutare chi è in difficolta, portare sollievo, alleviare una sofferenza, null’altro.
Con lui c’è sua moglie, premurosa e cortese, accompagna ogni parola di suo marito facendo “sì” con la testa.
Ci parla della sua famiglia, quattro figli, una in Germania, due a Vico, e Dina rapita giovanissima da una nuvola.
E qui mi permetto una nota personale, perché io Dina l’ho conosciuta e la vedo anche adesso negli occhi dei suoi genitori.
Felice è una persona gentile, conserva nelle sue mani un segreto antico che non si può imparare sui libri, ma che è radicato negli usi e nella sapienza delle generazioni che ci hanno preceduto.
Prima di salutarci ci porta nel suo garage per farci vedere come lavora il legno realizzando cucchiai, forchette, collari per le capre a cui appende dei campanacci.
Felice quando si racconta ci mostra le sue mani ed è come se fossero loro a parlare.
Le sue mani ci raccontano una sapienza antica.
Ed è come se in quelle mani ci fosse la nostra storia, il nostro sapere perduto, la nostra capacità di risolutezza di fronte a un problema, la nostra voglia di esistere e di andare avanti.
Così nelle sue mani, in qualche modo, ci siamo noi e tutto quello che di buono ci è rimasto.

L’aggiustaossa: tra fede e magia
di Francesco Pupillo

L’aggiustaossa, figura tradizionale presente in tutte le culture popolari del pianeta, era un personaggio fondamentale nel mondo rurale. La mentalità medica primitiva, infatti, può considerarsi priva di limiti temporali e spaziali poiché l’uomo si è rifugiato nella magia e nella ritualità misterica per superare il tormento del dolore e la paura della morte, creando una certa uniformità anche in popoli lontanissimi fra loro[1]. Dotato di grande intuizione e capacità manuale, spesso tramandate di padre in figlio di generazione in generazione, l’aggiustaossa può essere considerato l’antesignano di figure professionali oggi riconosciute quali fisioterapisti, osteopati, chiropratici.

Detti anche conciaossa, queste “autorità” non avevano una formazione specifica, ma basavano la loro abilità sulla trasmissione orale del sapere che andava a costituire un corpus di leggi della medicina popolare tradizionale nata all’alba dei tempi e che è sicuramente ancora presente nelle piccole società più isolate e arretrate nelle diverse parti del mondo: in Occidente tali pratiche esistevano fin dai tempi dell’antica Roma e pratiche simili pare fossero diffuse tra i nativi dell’America del Nord e il popoli precolombiani dell’America meridionale; nella medicina tradizionale cinese ancora oggi sono previste queste manovre[2]. La medicina moderna ha dimostrato che con queste tecniche non si “aggiustano” o si mettono a posto ossa o articolazioni, tuttavia hanno un effetto benefico di tipo neurofisiologico.

Secondo alcuni studiosi, il termine “aggiustaossa” deriverebbe dall’arabo al-jabr(ripristino), lo stesso termine utilizzato per algebra, usato per la prima volta da Muhammad Ibn Musa al-Khuwarizmi (vissuto nel IX secolo a Baghdad), nel senso di colui che «Raddrizza, appiana, pone in ordine logico e riporta alla normalità»[3]. Questo termine arrivò in Europa con l’invasione araba, conservando inizialmente il classico significato. Successivamente, tuttavia, iniziarono a comparire scritte ed insegne sulle botteghe dei barbieri: Algebrista y Sangrador (conciaossa e salassatore). Ecco perché all’esterno delle loro attività si trovano le famose colonnine a strisce rosse e bianche: la prima per indicare il sangue del salasso, la seconda per indicare il colore dei bendaggi. La dominazione spagnola dell’Europa dei secoli successivi fece si che questo termine si diffuse, soprattutto nel Meridione d’Italia. Così, fino agli inizi del XX secolo, era normale andare dal barbiere per farsi salassare e farsi “mettere a posto” qualche osso così come era normale recarsi dal conciaombrelli.

La medicina popolare, nella quale a pieno titolo rientra la conoscenza degli aggiustaossa, fa parte della sapienza popolare, la quale attraverso credenze, insegnamenti, magie e sortilegi ha accompagnato i popoli nel corso della storia. Era il modo attraverso il quale le classi più umili e disagiate affermavano il loro diritto alla salute. Sono le classi dominanti, infatti, a distaccarsi da questo mondo “magico-ritualistico” e ad affidarsi alla medicina ufficiale[4].

La magia diventa così l’istituto culturale responsabile della risoluzione delle angosce personali e collettive di una comunità. Anche in questo campo, tuttavia, la mentalità maschilista poneva delle differenze, stabilendo un giudizio qualitativo tra l’uomo e la donna: il mago, rappresentato quale sacerdote del fuoco, interprete dei sogni e veggente, era impegnato nella conoscenza del mondo terreno e ultraterreno e operava per il Bene (come, ad esempio, i tre Magi che si recarono da Cristo alla sua nascita); la donna-strega, invece, era un simbolo del male, una figura atta a soddisfare le proprie pulsioni vitali fino a diventare strumento del demonio stesso ed emblema di malignità nelle culture popolari[5].

Col tempo le antichissime tecniche terapeutiche, probabilmente risalenti all’epoca pagana, furono “cristianizzate”, unendo una ritualità di tipo magico all’invocazione di Santi cattolici e segni di Croce (la segnatura, quasi sempre con tre segni di Croce, numero magico – omnetrinumperfectum est – Trinità), a formule particolari, versi in rima, preghiere e cantilene, che andavano a creare quell’immenso mondo delle cosiddette Superstizioni: «Le classi subalterne ricevevano, così, risposte al dolore e alla sofferenza, alle ansie e paure che accompagnavano la loro miserevole vita, quando gli stessi contadini, erano delle cose, senza voce, nome, volto, solamente un tremante segno di croce tracciato su un pezzo di carta a ricordare che anche loro, in fin dei conti, erano creature di Dio»[6].

Medicina popolare e magia erano considerate una cosa sola: furono organizzate vere e proprie persecuzioni, soprattutto durante l’età della Controriforma, con l’intento di eliminare e sradicare completamente i “riti magici” intrecciati con l’arte medica popolare, praticata soprattutto dalle donne. Le pratiche per l’esercizio della medicina e dell’erboristeria gestite dal popolo, approvate dai Sinodi delle Diocesi dopo il 1563, vennero bollate e registrate come Superstitiones[7]. Le maggiori fonti sulla medicina popolare, infatti, sono i documenti relativi ai processi di stregoneria nei quali la salute corporea è legata a pratiche magiche e costumi esoterici.

La cultura della medicina popolare usa un linguaggio molto semplice, dialettale, ed è impastata di elementi contraddittori che da sempre contraddistinguono la cultura dei ceti più umili: esperienza, magia e religione. La rilevanza della medicina popolare fa si che possa essere messa sullo stesso piano della poesia, delle fiabe, di canti e balli che formano la cultura folklorica di un popolo, diventando memoria che affonda le radici nel passato e si rigenera e vive nel presente.

Di fronte alla malattia, intesa come espressione del male e dei suoi misteri, la povera gente cerca di dare un’interpretazione simbolica che si riversa nel mondo della magia, «La sorella bastarda della scienza» (J. G. Frazer), offrendo un tentativo di riscatto di spiegazione dei fenomeni contrapposto alla cultura razionalista delle classi egemoni[8]. È per questo che «Incantesimi, magie, sortilegi, erbe, decotti, cataplasmi, arrivavano come un fiume in piena, là dove non poteva certamente giungere il medico ufficiale»[9].


[1]Salvatore Antonio Grifa, Magia,superstizioni e tradizioni nella medicina popolare in Puglia, in Quaderni di Gargaros n° 6, Edizioni Gargaros, San Giovanni Rotondo 2007, p. 4.
[2]https://www.francescogualerzi.it/aggiustaossa/, ult. cons. 10/05/2022.
[3]http://www.vesuvioweb.com/it/wp-content/uploads/Aniello-Langella-Il-mestiere-di-conciaossa-vesuvioweb.pdf, ult. cons. 10/05/2022.
[4]Salvatore Antonio Grifa, La medicina popolare in Puglia, cit., p. 87.
[5]Salvatore Antonio Grifa, Magia, superstizioni e tradizioni nella medicina popolare in Puglia, cit., pp. 4-5.
[6]Salvatore Antonio Grifa, La medicina popolare in Puglia, cit., p. 91.
[7]Ivi, p. 87.
[8]Ivi, p. 88.
[9]Salvatore Antonio Grifa, Magia, superstizioni e tradizioni nella medicina popolare in Puglia, cit., p. 12.

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