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Le munizioni a grappolo restano una minaccia concreta: nuovi dati mostrano che nel 2025 oltre mille persone sono state uccise o ferite da questi ordigni e che la fabbricazione e i trasferimenti continuano, nonostante il divieto internazionale. Questi elementi arrivano mentre la comunità globale si prepara alla revisione multilaterale sul tema, mettendo in luce rischi umanitari e finanziari che richiedono attenzione immediata.
Un bilancio umano in crescita
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Secondo il rapporto più recente della Cluster Munition Coalition, nel 2025 le vittime attribuite alle munizioni a grappolo sono state **1.063**, uno dei totali più elevati registrati negli ultimi anni. La cifra riflette vittime civili e combattenti in contesti diversi, con impatti particolarmente gravi sulle comunità rurali e sui bambini.

Le nazioni segnalate con casi significativi includono Afghanistan, Cambogia, Iraq, Laos, Libano, Myanmar, Russia, Siria e Ucraina. In molti di questi Paesi i residuati inesplosi continuano a causare morti e mutilazioni a distanza di decenni dall’impiego bellico.
Chi produce e chi li usa ancora
I monitor internazionali segnalano che, oltre all’impiego sul campo, resta attiva una rete di produzione e trasferimenti. Il rapporto Cluster Munition Monitor 2026 identifica 18 Paesi che producono o si riservano il diritto di produrre queste armi.
- Cina
- India
- Israele
- Myanmar
- Corea del Nord
- Polonia
- Romania
- Russia
- Corea del Sud
- altri Stati indicati nel monitoraggio internazionale
Nell’ultimo biennio sono emersi sviluppi preoccupanti: segnalazioni indicano che la Corea del Nord ha testato missili con testate a grappolo nell’aprile 2026, mentre Israele avrebbe ripreso la produzione nell’ambito di contratti esteri. Sono inoltre stati denunciati trasferimenti di materie prime o ordigni tra alcuni Stati non aderenti alla Convenzione.
Risorse in calo, operazioni compromesse
La Convenzione del 2008 — che vieta uso, produzione, trasferimento e stoccaggio di queste armi — ha portato risultati tangibili: 42 Stati hanno distrutto i loro stock e le attività di bonifica si sono intensificate. Nel 2025 la superficie bonificata è aumentata del 15% rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, i progressi rischiano di arrestarsi. Tagli ai finanziamenti internazionali, sospensioni di aiuti e cambiamenti nelle priorità dei donatori hanno ridotto la capacità operativa di programmi di bonifica e assistenza. In particolare, un progetto chiave in Laos è stato interrotto dopo riduzioni dei fondi di alcuni finanziatori, mentre la sospensione di aiuti statunitensi ha danneggiato interventi nel Sud-est asiatico e in altri teatri di crisi.
| Paese | Criticità |
|---|---|
| Laos | Elevata contaminazione residua; progetti assistenziali ridotti per mancanza di fondi |
| Afghanistan | Bonifica rallentata, presenza di residui esplosivi su vaste aree |
| Ucraina | Uso continuato nel conflitto con impatto su aree civili |
| Siria | Presenza estesa di submunizioni in zone densamente popolate |
| Myanmar | Impiego documentato e produzione interna segnalata |
Voci dal campo
Le storie personali raccontano la portata del problema: sopravvissuti e leader locali descrivono comunità che non possono coltivare la terra in sicurezza e famiglie che convivono con il rischio costante di ordigni inesplosi. Un sopravvissuto laotiano oggi attivo in associazioni per persone con disabilità ricorda la perdita di arti e vista mentre tornava da scuola, un dramma che si ripete in molte aree rurali.

Queste testimonianze sottolineano come i danni non siano soltanto numeri: ogni residuo inesploso continua a limitare l’accesso a terreni agricoli, scuole e percorsi quotidiani, rallentando la ripresa economica e sociale.
Cosa significa tecnicamente l’uso di questi ordigni
Le munizioni a grappolo vengono distribuite su ampie superfici da lanci terrestri o aerei; al momento dell’apertura rilasciano numerose submunizioni che possono colpire indiscriminatamente. Una quota significativa di queste submunizioni non esplode subito, trasformandosi in mine a lunga durata che rappresentano un pericolo per anni o decenni.
Per questo motivo la Convenzione internazionale prevede non solo il divieto, ma anche obblighi di bonifica e assistenza alle vittime: misure che richiedono risorse costanti e coordinamento multilaterale.
Perché è importante oggi
La combinazione di un bilancio umano in aumento, il ritorno di alcune linee di produzione e i tagli ai finanziamenti crea una situazione di rischio immediato. La revisione internazionale sul tema nei prossimi mesi sarà un banco di prova per verificare la capacità degli Stati di mantenere l’impegno umanitario e di adattare risposte operative e finanziarie.
Monitorare le decisioni politiche, i flussi di finanziamento e gli eventuali nuovi impieghi sul terreno resterà cruciale per capire se la tendenza potrà essere invertita oppure se il fenomeno tornerà a espandersi.











