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È morto oggi a 98 anni Fulvio Lucisano, produttore che ha segnato profonde trasformazioni del cinema italiano dal dopoguerra a oggi. La sua scomparsa apre una riflessione sul lascito di una figura che ha unito industrialità e attenzione agli autori, influenzando generazioni di spettatori e professionisti.
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Nato a Roma il 1° agosto 1928 e laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, Lucisano entrò in contatto con il mondo delle immagini già giovanissimo: nei primi anni di attività si dedicò soprattutto al documentario, collaborando con istituti storici del paese e costruendo una solida esperienza tecnica e produttiva prima di approdare al lungometraggio.
Una carriera lunga e trasversale
Nel corso della sua vita professionale ha fondato e guidato realtà industriali capaci di produrre e distribuire film per il grande pubblico e per festival, attraversando decenni e generi diversi. Nel 1958 diede vita alla società che diventò nota come IIF, punto di riferimento per molte produzioni italiane.

Lucisano non si è limitato a produrre opere commerciali: la sua filmografia comprende titoli di genere, commedie che hanno fatto storia e film d’autore, dimostrando una capacità di ascolto verso linguaggi e registi differenti.
Alcuni tratti salienti della sua attività
- Primi passi: attività documentaristica intensa negli anni Cinquanta, con collaborazioni istituzionali e centinaia di lavori realizzati prima del salto al cinema di finzione.
- Produzione cinematografica: oltre 130 film prodotti, dall’horror di genere alle commedie popolari; contributi fondamentali alla carriera di registi e interpreti italiani.
- Impegno istituzionale: presidente di ANICA tra il 1998 e il 2001, con ruoli di rappresentanza del settore audiovisivo a livello nazionale.
- Riconoscimenti: insignito del titolo di Cavaliere del lavoro nel 2007 e premiato con il David di Donatello alla carriera nel 2009.
- Continuità familiare: le figlie Federica e Paola Lucisano hanno proseguito l’attività produttiva, garantendo una linea di successione professionale.
Tra i film che portano il suo marchio si possono ricordare opere molto diverse tra loro: dal cinema di genere di registi come Mario Bava a successi di pubblico come la commedia di Massimo Troisi, fino a pellicole contemporanee e saghe popolari che hanno segnato la memoria collettiva.
Perché la sua scomparsa conta
La morte di Lucisano non è solo la fine di una carriera personale: rappresenta la chiusura di un capitolo produttivo in cui il cinema italiano ha saputo coniugare mercato e sperimentazione. Professionisti e istituzioni guarderanno ora a come conservare la rete di rapporti e i progetti avviati dalla sua casa di produzione.
In un momento in cui l’industria audiovisiva italiana affronta sfide legate alla transizione digitale e alle nuove forme di distribuzione, l’esperienza di figure come Lucisano resta un riferimento per chi lavora alla sostenibilità culturale e economica del settore.
Non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali su eventuali commemorazioni pubbliche. Intanto il mondo del cinema italiano perde una delle sue presenze più longeve e influenti.












