Mostra sommario Nascondi sommario
- Sabato: una vincita che parla d’Italia
- Domenica: un commento sportivo e la cura della chiarezza
- Lunedì: il pallone, la lingua e il «suolista»
- Martedì: carte vecchie e storie che tornano
- Mercoledì: cronache mondane e piccoli sfizi
- Giovedì: nostalgia, calcio e il ritmo di Roma
- Venerdì: piccoli documenti, grandi affetti
Roma mi fa da terapia: qui il fine settimana si sente come un’esplosione collettiva, con l’Olimpico pronto ad assorbire aspettative e tensioni. Intanto la cronaca quotidiana offre piccole storie — una vincita incredibile, lettere che riemergono dal passato, e riti metropolitani — che raccontano molto del nostro tempo.
Sabato: una vincita che parla d’Italia
Gli Oasis a Roma: dall’Inghilterra le date del tour 2027: fan in delirio
Flavio Cobolli in bilico: punti vitali da proteggere per entrare alle ATP Finals
In una ricevitoria di Oggiono, in Alta Brianza, un anonimo ha giocato un biglietto da cinque euro che poi si è rivelato il fortunato: oltre 223 milioni andati in un colpo solo. È una notizia che scalda l’immaginazione collettiva e solleva interrogativi su come la fortuna si inserisca nelle vite ordinarie.

Quel racconto mi ha riportato alla memoria un episodio personale con lo scrittore Ruggero Guarini: lo avevo definito tra le intelligenze migliori della sua generazione e lui, con estrema onestà, preferì definirsi un uomo comune. Per convincerlo gli ricordai un vecchio romanzo di Jules Verne in cui un biglietto della lotteria diventa motore di speranza e rivalsa. Alla fine, trovò conforto in quella storia e si sentì, per un attimo, meno colpevole dei propri sogni.
Domenica: un commento sportivo e la cura della chiarezza
Mentre preparavo il minestrone ho seguito in sottofondo Sunderland-Arsenal. A un certo punto il telecronista ha gridato il cognome di un calciatore — “Angulo!” — e per un istante ho temuto il clamoroso. Era soltanto il nome di un giocatore, ma la reazione mi ha fatto sorridere.

È stata l’occasione per ricordare il cosiddetto «Metodo Afeltra»: Gaetano Afeltra, vetusto al timone di un quotidiano, aveva un’unica preoccupazione editoriale evidente — non scomodare il lettore. C’è una storia di un cronista esordiente che, dopo avere firmato un pezzo drammatico, vide la propria firma cancellata all’ultimo momento perché il suo cognome era ritenuto difficile da pronunciare. Un esempio di come, in certi ambienti, la semplicità e la leggibilità contino più della paternità del racconto.
Lunedì: il pallone, la lingua e il «suolista»
Ho usato recentemente il termine suolista per descrivere Zinedine Zidane, intendendo la sua straordinaria tecnica nel governare il pallone con la suola dello scarpino. Nella stessa metafora avevo incluso lo scrittore Sandro Veronesi.
Silvano Calzini ha obiettato proponendo un altro maestro: Julien Gracq, per molti il vero virtuoso della parola, autore di una prosa così raffinata da sembrare volutamente elusiva. A chiudere il quadro una curiosità raccontata da Philippe Claudel: un biglietto di auguri scritto da Gracq poco prima della sua morte fu ritrovato anni dopo in un lotto di carte, spedito solo quando qualcuno l’ha ritrovato e consegnato.
Martedì: carte vecchie e storie che tornano
Un conoscente, trasferendosi ai Parioli, ha scoperto in una cassaforte un assegno mai maturato intestato a un politico della Prima Repubblica. Sono ritrovamenti che alimentano una narrativa affascinante sul passato che riemerge, tema che ricorre nella letteratura (cito un thriller anni Cinquanta che aveva nella missiva un motore di suspense).
Il romanzo di Verne che avevo ricordato a Guarini racconta, in chiave avventurosa, della locandiera Hulda e del fidanzato scomparso: una bottiglia sulla spiaggia, un biglietto della lotteria usato come messaggio, il sospetto che quel pezzo di carta potesse essere il colpo di fortuna atteso. È un modello di racconto in cui speranza, superstizione e destino si intrecciano.
Mercoledì: cronache mondane e piccoli sfizi
La risonanza dei nomi e degli acronimi è un altro frammento di quotidiano: articoli che giocano sul richiamo mediatico di sigle, matrimoni e retroscena di personaggi noti. In quel repertorio brillante c’è spazio anche per ricordare lo stile di chi organizzava feste impareggiabili, capace di dire che “niente rovina una festa come la presenza di un genio” — una battuta che ricorda quanto il giornalismo mondano, al suo meglio, sappia essere acuto e divertente.
Giovedì: nostalgia, calcio e il ritmo di Roma
Francesca Ceriani suggerisce che la parola solastalgia possa descrivere la perdita di una stagione culturale — la cosiddetta Linea Lombarda — e ha ragione se la intendiamo come dolore per un paesaggio che cambia. Legge Beppe Viola e sente una punta di malinconia per i derby mancati; io, a Roma, trovo che la città faccia da antidoto: i gabbiani che urlano fuori dalla finestra, le strade che respirano calcio. Sabato c’è Roma-Inter, e la città si prepara.
Venerdì: piccoli documenti, grandi affetti
Un pezzo su Cosenza ha richiamato l’attenzione: il ritratto di una città che attira chi la scopre, e l’orgoglio per piatti tradizionali come i cuddrurieddri — specialità che contengono, secondo chi ne è nato, l’essenza di un luogo. I messaggi di chi legge spesso rivelano affetti e nostalgie profondi: una lettrice paragona la scoperta gastronomica a un classico letterario, lanciando una provocazione affettuosa alla sottovalutazione della Calabria.
Un lettore ha poi ironizzato sulla mia presunta propensione per i cocktail — «Bloody Mary» o altro — ma confesso di aver ritrovato, a Roma, un vecchio amore per il Dry ben fatto.
- Fortuna e contesti locali: le vincite straordinarie rivelano fragilità e speranze della società.
- Memoria materiale: vecchie lettere e documenti affiorano e cambiano narrazioni personali e pubbliche.
- Lingua e accessibilità: la cura della parola resta centrale per la fiducia del lettore.
- Calcio e identità: le partite importanti rimodellano l’umore delle città e influenzano conversazioni quotidiane.
Questa settimana — tra racconti provinciali, riti cittadini e ritrovamenti inattesi — emerge un quadro semplice: le storie più piccole continuano a spiegare il presente, spesso meglio delle grandi narrazioni. E a Roma, come sempre, la città risponde con il suo ritmo caratteristico.











