Obbligo di identificazione dei cadaveri: Senato valuta un nuovo ddl

Un nuovo disegno di legge approda in Senato con l’obiettivo di restituire identità alle vittime che restano senza nome: proposta e procedure nascono in risposta anche agli ultimi drammi collettivi, dal naufragio di Cutro alle persone scomparse nei centri urbani. Le prime firme sono quelle delle senatrici a vita Elena Cattaneo e Liliana Segre, insieme al senatore Ivan Scalfarotto.

Il testo e chi lo ha illustrato

Il progetto, illustrato a Roma dalla direttrice del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense (Labanof) di Milano, Cristina Cattaneo, è intitolato «Disposizioni per la ricerca delle persone scomparse e il diritto all’identità dei cadaveri senza nome». Si tratta di una revisione e integrazione della legge 203/2012 che punta a stabilire obblighi chiari per l’identificazione e a creare una piattaforma nazionale coordinata con i registri europei.

Nel cuore della proposta c’è il principio che l’identificazione dei resti non debba dipendere esclusivamente da indagini penali: il testo prevede procedure attivabili anche in assenza di un procedimento giudiziario, con responsabilità precise per le autorità che ricevono la segnalazione.

Perché è urgente

Secondo Cattaneo, ogni anno i laboratori effettuano migliaia di esami medico-legali ma decine di corpi restano non identificati: «Non possiamo lasciare i morti senza nome», ha sottolineato, collegando la questione al rispetto della dignità umana e al diritto delle famiglie a conoscere la verità. L’identificazione, ha aggiunto, tutela anche il diritto alla salute mentale di chi resta a vivere.

Tempi e adempimenti principali

Il ddl fissa scadenze precise per evitare ritardi nella raccolta di campioni e informazioni, fenomeno che in passato ha ostacolato le indagini sui grandi naufragi. In particolare, dopo la denuncia l’autorità competente dovrà raccogliere entro 30 giorni i campioni biologici per l’analisi del DNA, immagini fotografiche, dati odontologici e clinici e ogni elemento utile all’identificazione.

Le informazioni raccolte saranno caricate nel Sistema Informativo Ricerca Scomparsi e la scheda ante mortem trasmessa al Gabinetto regionale della polizia scientifica o al reparto Carabinieri competente; l’inserimento nelle banche dati nazionali di riferimento dovrà avvenire entro 90 giorni.

  • Obbligo di identificazione: anche fuori dal processo penale, con procedure standardizzate.
  • Banca dati nazionale: creazione e interoperabilità con registri europei.
  • Scadenze chiare: raccolta dati entro 30 giorni, inserimento in banca dati entro 90 giorni.
  • Raccolta sistematica di campioni biologici, odontologici e documentazione fotografica.
  • Schema operativo per la trasmissione e la gestione delle informazioni tra forze di polizia e laboratori.

Dati e dimensione del problema

I numeri ufficiali illustrati nella Relazione del Commissario Straordinario per le Persone Scomparse mostrano la portata della questione: nel 2024 sono state presentate 24.705 denunce di scomparsa e, alla fine dell’anno, risultavano ancora non rintracciate 10.077 persone. Dal 1974 a oggi, le segnalazioni registrate superano le 82.000, molte delle quali riguardano minori, migranti, vittime di tratta e persone vulnerabili o con disturbi psichici.

Un obbligo che nasce dalla Carta costituzionale

La costituzionalista Marilisa D’Amico richiama gli articoli della Costituzione che fondano l’obbligo di tutela della dignità e dell’eguaglianza: riconoscere e identificare i cadaveri è, secondo questa lettura, un dovere che mette sullo stesso piano la protezione di cittadini e stranieri.

La spinta politica arriva da Italia Viva: il senatore Ivan Scalfarotto ha definito il provvedimento «una legge di civiltà» e ha annunciato l’intenzione di portare il ddl all’attenzione dell’aula quanto prima, auspicando la calendarizzazione entro la fine della legislatura.

Chi è Cristina Cattaneo

La firma tecnica della proposta è della direttrice del Labanof, conosciuta per le sue attività nei casi di cronaca più noti (dalla valutazione dei resti umani a perizie su vittime di violenza). Si occupa anche di valutazioni medico-legali per richiedenti asilo vittime di tortura e di minori stranieri non accompagnati. Nel 2021 è stata tra gli scienziati forensi più citati a livello internazionale e riveste il ruolo di co-editor in chief della rivista Forensic Science International.

Se approvato, il disegno di legge modificherebbe prassi e responsabilità nelle indagini su persone scomparse e cadaveri non identificati, con impatti diretti su famiglie, forze dell’ordine e strutture scientifiche: la sfida ora è trasformare il testo in norme operative efficaci e tempestive.

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