Amore e psicologia: studio svela perché preferiamo ciò che non possediamo

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Nel cuore del Louvre, il gruppo di Antonio Canova su Amore e Psiche ferma un attimo che parla ancora agli spettatori di oggi: il desiderio prima del compimento. Con il recente interesse per il tema — alimentato anche dall’uscita in Italia di un libro che esplora astinenza e piacere — quella distanza sospesa tra i due personaggi torna a essere un terreno di riflessione sul modo in cui desideriamo, soffriamo e raccontiamo l’amore.

Amore e Psiche al Louvre

Dietro la ressa che si forma davanti alla Gioconda, un gruppo più raccolto si dispone nella Galleria Michelangelo: i visitatori si fermano, parlottano, scattano fotografie, poi restano immobili. Il motivo non è soltanto la maestria di Canova nel trattare il marmo, ma la scena che l’artista ha scelto di congelare: non l’incontro consumato, ma il secondo prima del risveglio.

Nel mito di Apuleio, Psiche è punita dall’invidia di Afrodite e può avere un compagno solo nelle tenebre: un amante che viene, la cerca, la lascia senza mai mostrarsi. La storia cambia quando la donna, istigata dalle sorelle, accende una luce: scopre la verità, perde l’amato e inizia una ricerca che la porta a subire prove impossibili, a toccare le profondità del mondo e infine a fallire nell’atto di non aprire un oggetto proibito. Solo l’intervento di Amore la riporta alla vita e ottiene per lei l’immortalità.

La scultura di Canova non ripropone il finale della favola: mostra la sospensione, la tensione tra due corpi che sembrano vicini ma restano separati. È questa distanza, più della perfezione anatomica, che cattura lo sguardo dei visitatori: non osservano solo il marmo, osservano il mancato avvicinarsi, il momento in cui tutto è ancora possibile.

La natura del desiderio oggi

Il desiderio prospera sull’assenza: su ciò che non c’è, su ciò che è rimandato o perduto. Questa dinamica trova eco in riflessioni recenti sulla sessualità e sull’astinenza, dove rinunciare può paradossalmente alimentare una forma più acuta di appagamento.

  • Mancanza: il desiderio esiste finché manca l’oggetto; la sua forza deriva proprio da quell’assenza.
  • Movimento: nei miti come nella vita quotidiana, il desiderio mette in moto azioni, prove e trasformazioni.
  • Aiuto esterno: spesso qualcuno o qualcosa sostiene il percorrere di quelle prove; il mondo sembra collaborare alla ricerca del desiderio.
  • Compimento e perdita: quando il desiderio si realizza, si modifica anche la sua natura; il racconto perde parte della sua energia drammatica.

Scrivere per fermare il desiderio

La scrittura interviene in questo spazio di mancanza in modo duplice: definisce il desiderio e lo conserva. Nel passaggio dalla tradizione orale alla pratica della pagina si è creato un nuovo modo di stare con sé, più riflessivo e più capace di tener conto della distanza tra Io e Tu.

Per alcuni studiosi della letteratura, l’invenzione dell’alfabeto e la pratica della scrittura hanno introdotto una forma di auto-riflessione: lo spazio tra le lettere di un «ti amo» scritto corrisponde allo spazio che separa il sentimento dalla sua esternazione. Allo stesso tempo, mettere per iscritto un impulso lo cristallizza in un istante di tensione: la pagina trattiene il desiderio nel suo punto più vivo.

È questa capacità di fissare l’attimo che collega il motivo di Canova alla pratica letteraria: entrambi trattengono uno slancio prima della risoluzione, conservandone l’intensità. Dove il mito porta a un compimento che annienta la suspense, la scrittura permette che il desiderio continui a vibrare ogni volta che il testo viene letto.

Perché vale la pena leggerne oggi

L’interesse contemporaneo per questi temi non è solo accademico: impatta il modo in cui raccontiamo relazioni, controllo dei corpi, privazione volontaria e piacere. Comprendere la dinamica tra assenza e attrazione aiuta a leggere meglio esperienze personali e discorsi pubblici su intimità e autocontrollo.

In sintesi, ciò che rende ancora attuale la favola di Amore e Psiche — e ciò che rende preziosa la scrittura — è la capacità di conservare il desiderio senza consumarlo immediatamente: un fenomeno che continua a spiegare buona parte delle nostre scelte affettive e creative.

Davanti al marmo di Canova, dunque, non ci si limita a contemplare la bellezza: si assiste a una lezione sulla tensione che muove gli amanti e gli artisti — e, forse, su come la parola scritta possa mantenere quella tensione viva attraverso i secoli.

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