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Marion Fayolle torna in libreria con L’attrazione, raccolta recente pubblicata in Italia da Gallucci che conferma il suo ruolo di voce originale nell’illustrazione contemporanea. In un momento in cui le conversazioni su intimità e rappresentazione sono al centro del dibattito culturale, il suo lavoro propone immagini che spingono a riconsiderare i sentimenti attraverso un registro visivo insieme giocoso e inquietante.
Nata e cresciuta in Ardèche, Fayolle si è formata alla Scuola di Arti Decorative di Strasburgo: lì, nel 2009, ha contribuito a fondare la rivista di fumetto e illustrazione Nyctalope insieme a ex compagni di corso. Il suo tratto essenziale e il gusto per l’immaginario surreale le hanno aperto le pagine delle principali testate internazionali, da Le Monde a The New Yorker e The New York Times, e il pubblico italiano ha conosciuto la sua opera con volumi come Gli amanti (2015), L’uomo a pezzi, Gli amori sospesi — quest’ultimo segnalato al Festival di Angoulême 2018 — oltre a I figli e La casa nuda.
Negli ultimi anni Fayolle ha ampliato il suo raggio anche alla narrativa: il romanzo Piccola storia grande ha ottenuto il Prix Marcel Pagnol 2024 ed è stato selezionato per il Prix des libraires dello stesso anno. Ora, con L’attrazione, mette a fuoco la materia che l’ha sempre intrigata: i rapporti tra le persone e le loro contraddizioni.
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Un linguaggio da metafora visiva
Fayolle non mira a riprodurre la realtà così com’è. Preferisce costruire analogie visive che rendano percepibili sentimenti che altrimenti resterebbero sfuggenti. Il risultato è un insieme di immagini dove il quotidiano si piega al surreale per raccontare ciò che le parole faticano a dire.
La sua rappresentazione della sessualità rifiuta gli estremi: non è né mera istantanea pornografica né pura idealizzazione. Piuttosto, la mostra come uno spazio di gioco, comunicazione sociale, e talvolta di tensione. Questo approccio spiega perché le sue tavole appaiano insieme spiritose e disturbanti.
Come si costruisce un libro
Il processo creativo di Fayolle parte spesso da intuizioni annotate su taccuini: disegni che nascono come singoli oggetti e poi vengono messi in relazione tra loro. Per L’attrazione ha lavorato come su una piccola collezione, cercando i dialoghi nascosti tra le immagini e disponendo i fogli per creare risposte visive e contrappunti.
- Legami e nodi — figure che si avvolgono, si legano, rivelando dipendenze e affetti.
- Movimento ed eros — l’amore inteso come spostamento, attrazione fisica e vitalità.
- Vuoto e mancanza — assenze che diventano tema visivo, buchi e silenzi narrativi.
- Trappola e alienazione — quando la relazione si trasforma in perdita di sé o in costrizione.
Questi fili tematici convivono nel libro: qualche pagina privilegia il gioco, un’altra il grottesco. La struttura non è rigida; procede per associazioni, e proprio questa libertà suggerisce allo spettatore connessioni impreviste.
Dal punto di vista formale, il tratto resta pulito e diretto: linee essenziali, spazi piatti, figure che comunicano molto con poco. La semplicità grafica amplifica il peso simbolico di ogni gesto o dettaglio.
Una pratica non autobiografica
Se alcuni motivi sembrano attingere alla vita quotidiana dell’autrice, Fayolle non pretende di offrire un’autobiografia. Le esperienze personali forniscono materiale, ma vengono trasformate in immagini che funzionano come operazioni di poetizzazione: la vita diventa materia, viene rielaborata e resa universale.
Da quanto ha raccontato nel tempo, la lezione più solida ricevuta durante gli studi è stata pratica e morale insieme: coltivare la propria peculiarità, non adattarsi a formule sicure, sfruttare la stranezza personale come risorsa creativa.
La copertina dell’inserto Finzioni di marzo porta la sua opera e testimonia come il suo lavoro continui a dialogare con il panorama editoriale contemporaneo. In un’epoca in cui i confini tra intimità pubblica e privata sono costantemente ridefiniti, l’opera di Fayolle offre uno sguardo rilevante e inedito sulle forme dell’affetto.
Per chi segue l’illustrazione e le narrazioni visive, L’attrazione è un appuntamento per rivedere ciò che sappiamo dell’amore: non in senso consolatorio, ma come campo di forze dove tenerezza e ambivalenza coesistono e si provocano a vicenda.












