Pane libanese in crisi: uno chef svela la lotta per salvarlo

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Un libro che legge il Libano attraverso il piatto: così si presenta Mezé, miracoli e disastri, il memoir dello chef libanese Maradona Youssef scritto con la giornalista Sara Faillaci, uscito per Solferino nel 2026. È un racconto in cui il cibo diventa lente per capire identità, memorie e ferite recenti — una lettura utile per chi cerca storie personali dietro le notizie sul paese.

La voce di Youssef mescola ricordi d’infanzia, scene di guerra e la tecnica della cucina popolare. Fin dalle prime pagine il libro mostra come il pane e i sapori siano strumenti per recuperare un passato frammentato e per raccontare, senza retorica, la complessità sociale del Libano.

Il pane come mappa del paese

Il capitolo dedicato al pane è uno dei più riusciti: non si limita a descrivere forme e metodi di cottura, ma utilizza ogni tipo di pane come chiave per interpretare relazioni familiari, confessioni religiose e scelte politiche. L’autore porta il lettore nei forni tradizionali — dal forno a cupola al pezzo di metallo arroventato — e in quei gesti quotidiani fa parlare storie di villaggi e città.

  • Tanour: forno a cupola, pareti in terracotta, simbolo della panificazione casalinga.
  • Foren: simile al forno per la pizza, diffusissimo per la produzione di pane quotidiano.
  • Saj: grande cupola di ferro, usata per cuocere pani sottili; Youssef lo ha riprodotto nel suo ristorante milanese, Mezè.
  • Manakich e Kaak: preparazioni popolari vendute per strada, legate a rituali e festività locali.
  • Qorban: il pane legato alla messa domenicale, su cui veniva inciso il segno religioso IC XC NIKA.

Queste variazioni di forma e sapore diventano, nel testo, piccole lezioni di antropologia: ogni ricetta o modo di cucinare rimanda a comunità diverse, pratiche religiose e condizioni economiche contrastanti.

Tra memoria personale e cronaca

Youssef racconta di essere nato durante la guerra civile, figlio di una madre molto giovane e di un padre che volle chiamarlo col nome del calcio che incantava il mondo. Questa scelta di nome diventa un punto di partenza per parlare di ambizioni, radici e dell’influenza della storia internazionale su storie familiari.

Al centro del memoir ci sono anche i traumi: l’esperienza con la Croce Rossa durante il conflitto del 2006 e la tragedia di Quana, con la descrizione di una scuola distrutta da una bomba, sono racconti che ritornano nella testa del narratore. Non sono inseriti per spettacolarità, ma per mostrare come quegli avvenimenti abbiano segnato intere vite.

Molto meno spazio è dedicato agli anni della popolarità televisiva — la partecipazione a Masterchef o il lavoro con Bruno Barbieri — mentre invece emergono dettagli vividi sulla vita rurale del nord del Libano: le battute di caccia col padre, la scuola dalle suore, le donne di famiglia che tramandano ricette e saperi.

Cibo come identità e politica

Nel libro il mangiare non è mai decorativo: diventa strumento per spiegare tensioni sociali e identitarie. Le ricette che punteggiano il testo — dai falafel alle frattaglie glassate con melassa di melograno — servono a connettere il lettore con nomi e sapori che altrimenti rischierebbero di scomparire, specie in una società attraversata da migrazioni ed emigrazione.

La critica nei confronti delle élite politiche del Libano è presente, misurata ma netta: Youssef non risparmia osservazioni sui meccanismi di potere che hanno contribuito a frammentare il paese. Questo aspetto rende il libro rilevante per chi segue la cronaca libanese e vuole capirne le radici culturali, oltre i titoli sensazionalistici.

Per il lettore italiano — e in particolare per chi vive nelle città dove le cucine del Mediterraneo si incontrano — il memoir offre un doppio vantaggio: piatti da provare e una prospettiva diretta su vicende che abitualmente arrivano filtrate dalle notizie politiche.

Cosa troverete nel libro

  • Ricordi d’infanzia mescolati a descrizioni gastronomiche e ricette pratiche.
  • Riflessioni sulla guerra, sul lutto e sulle conseguenze psicologiche per chi l’ha vissuta in prima persona.
  • Ritratti familiari: figure femminili che preservano tradizioni culinarie e morali.
  • Una critica lineare e puntuale alla classe politica libanese.

Mezé, miracoli e disastri è dunque un libro che parla di cucina ma guarda oltre il piatto: racconta come il cibo possa fungere da memoria collettiva e da strumento di resilienza. È un titolo da mettere in mano a chi vuole comprendere il Libano contemporaneo attraverso storie personali, senza rinunciare al piacere della tavola.

Mezé, miracoli e disastri. Il mio Libano in cucina, oltre la guerra (Solferino, 2026) — Maradona Youssef con Sara Faillaci.

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