Kurdistan iracheno al centro dello scontro Usa-Israele con l’Iran: rischio immediato

Da marzo l’Iraq e il Kurdistan iracheno vivono una nuova escalation che sta mettendo in pericolo i timidi progressi degli ultimi anni: aumentano attacchi e ritorsioni, mentre sul terreno la popolazione affronta interruzioni di servizi fondamentali e maggiori rischi per la sicurezza quotidiana.

Secondo lo staff di EMERGENCY, presente nella regione dal 1994, la crisi si è intensificata e coinvolge direttamente anche il Kurdistan iracheno, trasformato in un teatro di scontro nel contesto delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. La prossimità ai confini iraniani e la presenza di basi militari estere rendono la zona particolarmente esposta a operazioni mirate e a attività di intelligence.

Nel capoluogo regionale, Sulaimaniya, il personale dell’organizzazione segnala sorvoli continui di droni e attacchi selettivi contro obiettivi precisi. La chiusura temporanea dello spazio aereo, insieme a blackout elettrici che durano fino a 5-10 ore al giorno in alcune aree, hanno aggravato la situazione civile.

Le conseguenze pratiche sono già tangibili: scuole e università chiuse, difficoltà di accesso ai servizi e un aumento delle necessità mediche. Il centro di riabilitazione gestito da EMERGENCY a Sulaimaniya resta uno dei pochi punti che offrono gratuitamente protesi e terapie fisiche alle vittime dei conflitti, con pazienti anche provenienti da Iran e Siria.

«Una nuova ondata di violenza può cancellare anni di ripresa», avverte Daniele Giacomini, direttore dell’area Emergenza e Sviluppo di EMERGENCY. Il rischio, spiega, è quello di vedere nuovamente moltiplicarsi mine, amputazioni e vittime civili, già numerosi nelle fasi precedenti del conflitto.

  • Interruzione dei servizi essenziali: elettricità, istruzione e trasporti più volte sospesi.
  • Rischio sanitario: aumento delle ferite da guerra, problemi di accesso alle cure e maggiore domanda di protesi e riabilitazione.
  • Pericolo di contaminazione da ordigni inesplosi e mine, che persistono nel territorio anche dopo la fine delle ostilità.
  • Pressione sulle strutture umanitarie locali e internazionali, già limitate per risorse e sicurezza.

La situazione presenta implicazioni immediate per la popolazione: oltre al pericolo fisico, l’instabilità mina le possibilità di sviluppo economico e sociale, rallentando il ritorno alla normalità dopo decenni di conflitti.

EMERGENCY mantiene le attività nel centro di Sulaimaniya nella speranza di preservare almeno i servizi sanitari specialistici disponibili per le vittime. L’evolversi della crisi nelle prossime settimane sarà determinante per capire se i progressi intravisti nelle aree urbane e rurali potranno essere consolidati o se, invece, verranno vanificati.

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