71 migranti soccorsi sbarcheranno a La Spezia dopo tre giorni in mare: emergenza in corso

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La nave di ricerca e soccorso Life Support è attesa nel porto di La Spezia domenica 12 aprile con 71 persone a bordo, recuperate mercoledì 8 in acque internazionali della zona SAR libica. L’assegnazione di La Spezia come porto di sbarco, distante oltre 640 miglia nautiche dal punto del recupero, protrae il trasferimento verso un luogo sicuro di più giorni: una circostanza che ha ripercussioni immediate sull’assistenza medica e sulle pratiche di protezione per i naufraghi.

Il salvataggio in mare

Il gommone intercettato dalla Life Support era in condizioni precarie: semisgonfio e sovraccarico. A bordo c’erano 59 uomini e 12 donne, tra cui 17 minori, di cui 11 non accompagnati. L’equipaggio della nave ha individuato l’imbarcazione e portato le persone in sicurezza con le procedure di primo soccorso a bordo.

I soccorsi si sono svolti in acque internazionali al largo della costa libica, dalla zona di Garabulli, secondo quanto riferito dalle persone salvate. I migranti dichiarano origini da diversi Paesi dell’Africa subsahariana: Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad, aree segnate da conflitti, fragilità economica e violazioni dei diritti umani.

Perché la scelta del porto conta

Le autorità italiane hanno indicato come Place of Safety (POS) il porto di La Spezia. La distanza dal punto di soccorso supera le 640 miglia nautiche, tradotta in oltre tre giorni di navigazione per la nave di EMERGENCY. Questo lungo trasferimento posticipa l’accesso a cure più approfondite, a procedimenti di identificazione e alle misure di tutela per i minori non accompagnati.

  • Persone soccorse: 71 (59 uomini, 12 donne)
  • Minori: 17, di cui 11 non accompagnati
  • Porto assegnato: La Spezia — oltre 640 miglia nautiche dal luogo del salvataggio
  • Implicazione immediata: giorni aggiuntivi di permanenza in mare e ritardo nell’erogazione dei servizi sanitari e legali)

Per gli operatori umanitari e per le ong la decisione solleva questioni operative e di principio: un POS distante come La Spezia riduce temporaneamente la disponibilità della nave nell’area centrale del Mediterraneo, dove continuano ad aumentare gli interventi di emergenza.

Ostacoli durante i soccorsi e il problema dei respingimenti

Il capo missione della Life Support, Jonathan Nanì La Terra, ha denunciato ripetuti intralci nelle operazioni: imbarcazioni non identificate o unità della Guardia costiera libica si sono avvicinate alle manovre di soccorso, rendendo più complesso intervenire in sicurezza. “Stiamo sempre più spesso essendo seguiti da mezzi non identificati o dalla stessa Guardia costiera libica”, ha spiegato.

La questione dei respingimenti verso la Libia resta aperta: secondo la missione, ogni rimpatrio forzato verso quel paese configura una pratica illegittima perché la Libia non offre garanzie di sicurezza. Organizzazioni internazionali e rapporti Onu documentano infatti detenzioni arbitrarie, abusi e traffici illeciti che mettono a rischio chi viene riportato indietro.

Numeri e contesto operativo

Il dato delle vittime nel tratto centrale del Mediterraneo rimane allarmante: nei primi tre mesi dell’anno l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha registrato centinaia di persone decedute o disperse su questa rotta, un indicatore che sottolinea l’urgenza di mantenere presidi di ricerca e salvataggio efficaci.

La Life Support è al suo 42° dispiegamento nel Mediterraneo centrale, operando nell’area dal dicembre 2022; dall’inizio della sua attività a oggi la nave di EMERGENCY ha soccorso 3.442 persone.

Il caso riporta al centro del dibattito pubblico due nodi pratici e legali: la scelta dei porti di sbarco e la protezione delle persone recuperate in mare. Per i soccorritori l’equilibrio è fragile: tempi di navigazione prolungati significano più rischi per le persone salvate e meno risorse disponibili per intervenire in nuove emergenze.

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