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A dieci giorni dal secondo turno presidenziale in Brasile, il Parlamento ha approvato una riforma che riduce l’orario di lavoro e introduce una settimana con due giorni di riposo retribuito: una mossa che non riguarda solo i sindacati, ma potrebbe incidere sul voto del 25 ottobre. Il risultato è operativo nel breve termine e porta con sé riflessi politici e sociali immediati.
Il Congresso nazionale ha promulgato il cambiamento costituzionale che abbandona il sistema basato su sei giorni lavorativi e un giorno di riposo per adottare il modello a cinque giorni lavorativi con due giorni di riposo pagati. In parallelo è prevista una progressiva riduzione dell’orario massimo settimanale: dalle attuali 44 ore si passerà a 42 ore entro due mesi e a 40 ore settimanali entro un anno, senza riduzioni di salario previste dalla norma.
La proposta, depositata originariamente nel 2019 dal deputato Reginaldo Lopes del Partido dos Trabalhadores, ha trovato consenso dopo anni di mobilitazioni promosse da organizzazioni sindacali e movimenti come Vida Além do Trabalho, che nelle ultime settimane ha organizzato manifestazioni nelle principali città brasiliane. Dopo l’iter parlamentare nella Camera e nel Senato, la riforma è stata promulgata il 16 ottobre 2026.
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Cosa cambia per i lavoratori
Per milioni di persone la novità si traduce in più tempo libero e in un limite di ore settimanali formalmente inferiore. I sindacati salutano la misura come una conquista di lungo periodo, mentre datori di lavoro e settori produttivi stanno valutando l’impatto operativo sulla turnistica, i costi e la produttività.

- Modello introdotto: 5×2 (cinque giorni di lavoro, due di riposo retribuiti).
- Transizione oraria: 44 → 42 ore (entro 2 mesi) → 40 ore (entro 12 mesi).
- Salario: nessuna riduzione prevista dalla riforma.
- Iter legislativo: proposta 2019, approvata in Parlamento e promulgata il 16 ottobre 2026.
Statistiche e indicatori mostrano anche una tendenza alla diminuzione della povertà in periodi corrispondenti ai mandati di Lula, in particolare dopo il ritorno alla presidenza nel 2023 e con il rilancio di programmi sociali. Tuttavia l’andamento è stato irregolare nel tempo e influenzato dalle alternanze di governo e dal contesto economico generale.
La riforma nel calendario elettorale
La decisione arriva a pochi giorni dal ballottaggio del 25 ottobre. In corsa ci sono Luiz Inácio Lula da Silva, già presidente e figura centrale del centro-sinistra, e il senatore Flávio Bolsonaro, che al primo turno ha ottenuto circa il 47% dei voti, superando di due milioni il candidato di Lula, fermo intorno al 45%.

Il tempismo ha suscitato critiche dall’opposizione: molti esponenti della destra hanno contestato l’approvazione tra i due turni, sebbene la misura abbia raccolto un ampio consenso parlamentare — durante il voto al Senato la maggioranza si è espressa quasi unanime. Anche Flávio Bolsonaro, inizialmente scettico, ha dichiarato sostegno alla riforma ma chiedendo modifiche sostanziali.
Nel tentativo di recuperare terreno elettorale, Lula ha messo in campo altre iniziative nelle settimane precedenti, tra cui il divieto delle piattaforme di scommesse online, misura rivolta a ridurre gli effetti sociali del gioco d’azzardo. Entrambe le mosse si inseriscono in una strategia di campo largo per attrarre l’elettorato moderato.
Cosa può cambiare il 25 ottobre
Resta da vedere quanto queste misure peseranno sulle scelte dei cittadini al seggio. Se la riforma si trasformerà in vantaggio elettorale per Lula dipenderà dalla capacità del suo schieramento di comunicare benefici concreti e dalla percezione degli elettori rispetto alle promesse di attuazione.
Indipendentemente dal risultato elettorale, l’adozione del nuovo regime di lavoro rappresenta una trasformazione normativa con impatto diretto su milioni di lavoratori. Se dovesse prevalere l’opposizione, il rischio sarà che la misura venga limitata o rimodulata; in caso di conferma del governo che l’ha promossa, invece, ci saranno spazi per rafforzare l’applicazione e prevedere interventi di accompagnamento per imprese e lavoratori.
In conclusione, la riforma del lavoro è oggi un fatto compiuto con effetti pratici già programmati nel breve periodo: più tempo libero per molti brasiliani, un cambio di regole per imprese e sindacati e, non meno importante, un elemento nuovo nell’equazione politica che si deciderà nelle urne tra pochi giorni.











