Ischitella, 31 maggio 2021 – Il nostro viaggio alla scoperta delle antiche masserie garganiche non accenna a fermarsi. Sono centinaia le masserie che come stelle costellano la “galassia rurale” del Gargano. Capisaldi di pietra che erano punto di riferimento per contadini e viandanti, dove i campi non erano scanditi dal suono dei motori ma dallo stridere dell’aratro e dalle ruote dei carri. Molte di queste masserie erano denominate con il nome del proprietario originario, e tuttora conservano quest’identificazione nonostante siano susseguite altre famiglie a possedere la struttura nel corso del tempo.

In quest’appuntamento abbiamo visitato la Masseria Pepe, in prossimità della Chiesa della SS. Annunziata sul Lago di Varano dove è custodito il SS. Crocifisso di Varano. Edificata nel 1786 da un certo Domenico D’Avolio, come si evince in un’iscrizione posta sulla facciata, nei secoli è passata di proprietà alla famiglia Pepe e infine alla famiglia Buo. Ad abitarla ora, dall’età di quattro anni, è una donna anziana di nome Michelina Buo. Nei pressi della masseria è presente la cosiddetta “Torre del Santissimo”, una piccola abitazione dove fu custodito il SS. Crocifisso di Varano poco dopo il ritrovamento sulle rive del lago di Varano, dato che all’epoca la chiesa non era idonea ad accogliere l’antica statua lignea.

Nel secolo scorso l’edificio possedeva un frantoio con diverse macine in pietra, come del resto le altre masserie nei dintorni. Michelina ricorda ancora quando andava a raccogliere le olive di giorno per poi macinarle durante la notte. Un ritmo di vita fatto di sacrifici che sembra ormai lontano dal presente. Senza luce elettrica, con le lampade ad olio e senza bagno in casa. Si era privi di comodità, ma di tutto ciò Michelina ricorda in maggior misura il clima di affetto che coinvolgeva tutti: si lavorava insieme, aiutandosi a vicenda e dividendosi anche il raccolto.

Articolo di Valerio Agricola – Servizio a cura di Giuseppe Laganella – Riprese e montaggio a cura di Vittorio Agricola

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