Mani grandi e consumate dal lavoro, che sanno muoversi nel ritmo della creazione di oggetti, personaggi, storie. È Giuseppe Nobiletti e il suo mondo pastorale fatto di legno.

Di Ischitella, compirà 81 anni il prossimo gennaio. Un’arte tradizionale, quella del dare forma al legno, che Giuseppe l’ha appresa in eredità dalla sua famiglia. Anche suo fratello, Pietro, era un abile maestro.

In entrambi i fratelli Nobiletti si caratterizza un linguaggio popolare che si traduce in oggetti d’uso comune legati alla pastorizia: ciotole, cucchiai, collari per il bestiame. Giuseppe ha interpretato questo mondo in scala ridotta, ma con scrupolosa attenzione ai dettagli. E così il suo legno si libera dalla corteccia, e attraverso le sue mani diviene pura vita, fatta di storie, di lavoro e di fede. Un pezzo di acero bianco prende la forma di un torchio riccamente decorato, un ramo di ulivo diventa la volta della grotta di Betlemme, un tronco di noce nostrana si tramuta in un pescatore con la sua barca o in un pastore pronto a cagliare il formaggio.

Oggetti minuziosi, che senza un elemento di proporzione al fianco, sembrerebbero realizzati a scala naturale. Ci sono anche boscaioli che trasportano la legna, fabbri, cacciatori e massaie intende a lavare i panni, tutti con uno sguardo e una postura che ricordano tanto l’atteggiamento ieratico di alcune sculture sacre. In questo caso, di sacro, è il passato dei nostri nonni, che si cerca in ogni modo di non dimenticarlo. La levigatezza e l’iridescenza della superficie resa sul legno sono un incanto.

Una passione che l’ha accompagnato, e tenuto compagnia, durante i periodi più bui della pandemia. Giuseppe con la forza delle sue mani ha trovato la forza per andare avanti.

Il video servizio trasmesso nel dicembre del 2019

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