La nuova ondata di scontri in Yemen sta avendo un impatto immediato e drammatico sui più piccoli: dall’inizio dell’escalation del 3 settembre l’UNICEF documenta vittime, feriti e migliaia di sfollati mentre i servizi sanitari e nutrizionali collassano nelle aree più colpite.
Durante una recente visita al centro per sfollati di Aden, il rappresentante dell’UNICEF in Yemen, Akhil Iyer, ha visto con i propri occhi le conseguenze sui bambini e sulle famiglie costrette alla fuga. Tra i casi presenti c’era un bimbo di quattro anni, arrivato al presidio mobile dopo essere scappato con la famiglia dalla zona di Mokha, a centinaia di chilometri di distanza.
Il piccolo presenta segni evidenti di **malnutrizione acuta grave** e la madre ha descritto la fuga come un tentativo disperato di salvare il figlio: hanno lasciato tutto alle spalle e cercato aiuto nel primo luogo sicuro disponibile. Episodi simili si ripetono in molte comunità, aggravando una crisi alimentare che dura ormai da anni.
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I dati raccolti dall’UNICEF gettano luce sulla portata del problema: dall’inizio dei recenti combattimenti sono stati registrati diversi decessi e ferimenti tra i minori, con alcune famiglie che risultano ancora disperse. Le équipe mobili hanno esaminato migliaia di bambini, riscontrando tassi elevati di malnutrizione acuta, compresi centinaia di casi gravi.
- Vittime e feriti: decine di bambini uccisi o feriti dall’aggravarsi degli scontri (verifiche in corso).
- Sfollamenti recenti: quasi 130.000 persone costrette a lasciare le proprie abitazioni nelle ultime tre settimane, circa 71.000 sono minori.
- Screening sanitari: quasi 2.900 bambini visitati dalle unità mobili; oltre 200 con malnutrizione acuta grave e più di un quarto con forme acute di malnutrizione.
- Previsioni 2026: prima della nuova recrudescenza si stimava che oltre 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni avrebbero sofferto di malnutrizione acuta, con oltre mezzo milione di casi gravi.
La difficoltà ad accedere a cure e trattamenti nutrizionali è uno degli aspetti più preoccupanti: strade bloccate, combattimenti attivi e assenza di mezzi di trasporto impediscono a molte famiglie di raggiungere strutture sanitarie. In particolare, numerosi sfollati si sono concentrati nel governatorato sud-occidentale di Taiz, dove muoversi è spesso impossibile.
Molte famiglie non solo hanno perso le loro case, ma sono state costrette a spostarsi ripetutamente: alcuni nuclei raccontano di essere stati sfollati anche sei volte, con effetti pesanti su reddito, sicurezza e dignità. Una giovane madre intervistata dall’UNICEF ha descritto il rumore dei colpi sempre più vicino e la decisione immediata di fuggire; oggi vive in una tenda, senza lavoro e alla ricerca di cibo e farmaci.
Il quadro che emerge è quello di un circolo vizioso: il conflitto alimenta la fame, e la fame rende i bambini più esposti a malattie e alla morte. Per questo l’UNICEF insiste sulla necessità di garantire corridoi umanitari, riaprire l’accesso ai servizi essenziali e potenziare gli interventi nutrizionali nelle aree più vulnerabili.
Per i lettori: la situazione è urgente e in evoluzione. Interruzioni prolungate dei programmi sanitari e nutrizionali aumentano il rischio di decessi infantili e fanno crescere il fabbisogno di assistenza internazionale nelle prossime settimane.












