Sprechi alimentari: quasi 1 su 7 non raggiunge il mercato dopo il raccolto

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La FAO ha richiamato oggi l’attenzione globale sulla perdita e lo spreco alimentare, sottolineando come ridurli sia diventato uno snodo cruciale per clima, foreste e sicurezza nutrizionale. L’agenzia Onu ha presentato nuovi dati e strumenti che puntano a migliorare la misurazione del fenomeno, una condizione necessaria per agire con efficacia.

Roma — Al centro dell’evento congiunto del Programma Ambiente FAO-ONU dedicato alla settima Giornata Internazionale di Consapevolezza sulla Perdita e lo Spreco Alimentare, il direttore generale della FAO, QU Dongyu, ha richiamato l’urgenza di intervenire lungo l’intera filiera agroalimentare. Salvare cibo significa conservare nutrienti, risparmiare risorse e limitare pressioni su ecosistemi già minacciati.

Dati e impatti principali

Le stime presentate mostrano che le perdite e gli sprechi non riguardano solo quantità di cibo, ma anche estensioni di terra, emissioni e opportunità perse per migliorare la nutrizione. Quando il cibo finisce in discarica, la decomposizione anaerobica produce metano, un gas serra ad alto impatto climatico: un doppio danno, ambientale ed economico.

Casse di prodotti agricoli invenduti accatastate vicino a un magazzino
Le perdite post-raccolto colpiscono soprattutto frutta e verdura più deperibili.

  • 13,4% del cibo prodotto a livello globale viene perso dopo il raccolto e prima di raggiungere i punti vendita.
  • 19% del cibo disponibile per i consumatori viene sprecato nelle fasi di vendita al dettaglio, ristorazione e nelle famiglie.
  • Circa 1,4 miliardi di ettari sono impiegati per coltivare cibo che poi non viene consumato, contribuendo all’espansione agricola e alla deforestazione.
  • Le perdite e gli sprechi alimentari rappresentano all’incirca il 10% delle emissioni globali di gas serra.

Questi numeri spiegano perché la questione è rilevante oggi: ridurli può liberare terra coltivabile, aumentare l’offerta di alimenti nutrienti — in particolare frutta e verdura, che sono tra i più soggetti a perdite — e abbassare l’impronta climatica della produzione alimentare.

Un obiettivo ancora lontano

Nonostante gli impegni internazionali, i progressi sono insufficienti. Dal 2015 non si registrano miglioramenti chiari nella riduzione delle perdite lungo la filiera e il mondo è ancora distante dall’aver raggiunto l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030, che prevede di dimezzare lo spreco alimentare pro capite al livello di vendita e di ridurre le perdite nelle fasi produttive entro il 2030.

Magazzino e catena del freddo con scaffali e casse di prodotti agricoli
Gap nella logistica post-raccolto e nella conservazione ostacolano la riduzione degli sprechi.

La fotografia attuale evidenzia gap nella governance, nella logistica post-raccolto e nella capacità di monitoraggio: senza dati affidabili è difficile progettare politiche efficaci e indirizzare investimenti mirati.

La novità: una mappa interattiva per misurare le perdite

Per migliorare la trasparenza sulla portata del problema, la FAO ha reso pubblica una mappa interattiva dell’Indice di Perdite Alimentari con stime aggiornate al 2024 a livello subregionale e regionale. Lo strumento sarà ospitato in modo permanente sulla Piattaforma Tecnica FAO dedicata alla misurazione e riduzione delle perdite e dei rifiuti alimentari.

La mappa offre un punto di partenza per confronti territoriali e per pianificare interventi locali, rendendo i dati più accessibili a governi, operatori della filiera e ricercatori.

Per passare dalle parole ai fatti servono misure articolate: migliorare le infrastrutture post-raccolto, ottimizzare la logistica, sviluppare mercati locali e promuovere comportamenti di consumo responsabili. La mappa e le stime aggiornate possono guidare queste azioni, ma l’efficacia dipenderà dalla volontà politica e dalle risorse messe a disposizione.

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