Toscana: cuccioli di capriolo e femmine gravide a rischio per le delibere pro-caccia di Giani

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Le delibere regionali firmate da Eugenio Giani sulla gestione venatoria hanno riacceso il confronto pubblico: secondo associazioni ambientaliste, alcune disposizioni potrebbero favorire abbattimenti di cuccioli di capriolo e di femmine in gravidanza, aggravando il problema della tutela della fauna selvatica. La questione ha impatti immediati sulla gestione degli habitat e sulla credibilità delle politiche locali.

Di cosa si discute

Il nodo del contendere non è solo il recente Piano filovenatorio, ma una serie di provvedimenti collegati che — secondo i critici — ampliano le possibilità di caccia in periodi sensibili per le popolazioni di ungulati. Le organizzazioni animaliste e alcuni esperti di ecologia affermano che modifiche ai calendari venatori e a specifiche deroghe operative possono tradursi in un aumento degli abbattimenti indesiderati, soprattutto di giovani animali e femmine riproduttive.

Calendario venatorio con date e periodi di caccia annotati
Le modifiche ai calendari venatori potrebbero coincidere con la stagione riproduttiva dei caprioli

  • Modifiche ai periodi di apertura: variazioni temporali delle giornate di caccia che potrebbero coincidere con la stagione della riproduzione.
  • Deroghe operative: autorizzazioni per tecniche o tipi di intervento ritenuti più impattanti da alcune associazioni.
  • Effetti collaterali: rischio di incremento delle mortalità non mirate e di riduzione della capacità riproduttiva locale.

Reazioni e possibili conseguenze

Le delibere hanno suscitato l’immediata reazione di movimenti ambientalisti e gruppi per la protezione degli animali, che hanno annunciato iniziative di protesta e la valutazione di ricorsi amministrativi. Sul piano politico, la misura è diventata un tema di dibattito tra opposizioni e sostenitori delle scelte regionali.

Dal punto di vista pratico, se le contestazioni dovessero trovare fondamento, le conseguenze potrebbero essere molteplici: sospensione parziale delle misure, interventi correttivi sul calendario venatorio o contenziosi giudiziari che rallenterebbero l’attuazione di alcune norme.

Perché conta oggi

La rilevanza immediata sta nel fatto che le delibere entrano in vigore nel breve periodo e incidono sulle pratiche sul territorio: allevatori, gestori di aree protette e amministrazioni locali devono già adeguare le proprie attività. Inoltre, il caso è indicativo di una tensione più ampia tra gestione delle specie selvatiche e pressioni d’interesse, con ricadute su biodiversità e immagine istituzionale.

Tra gli aspetti da monitorare nei prossimi giorni: la calendarizzazione di eventuali ricorsi, la disponibilità della giunta regionale a rivedere alcuni punti critici e i pareri tecnici di biologi e veterinari che potrebbero orientare la discussione pubblica.

In mancanza di chiarimenti ufficiali, le associazioni chiedono maggiore trasparenza sui dati utilizzati per motivare le delibere e l’avvio di un confronto con la comunità scientifica per evitare danni irreversibili alle popolazioni di fauna selvatica.

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