Da venti giorni un gruppo di attivisti mantiene un presidio permanente per opporsi al progetto di un nuovo centro commerciale che minaccerebbe il Bosco Ospizio a Reggio Emilia. La protesta richiama l’attenzione sui rischi di consumo di suolo e sulla perdita di aree verdi: i manifestanti chiedono al Comune una scelta netta e trasparente, e la convocazione di un confronto pubblico.
Il presidio è nato come reazione immediata a un iter autorizzativo che, secondo i partecipanti, non ha tenuto sufficientemente conto dell’impatto ambientale e dell’opinione dei residenti. Nei giorni scorsi sono state organizzate assemblee aperte, banchetti informativi e incontri con associazioni locali: la presenza continua vuole essere sia simbolica sia pratica, per impedire l’avvio dei lavori finché non ci sia chiarezza.
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Gli attivisti sottolineano tre criticità principali. Prima, il consumo di suolo: la trasformazione di terreni naturali o agricoli in aree edificate riduce la capacità del territorio di assorbire acqua e contribuisce all’erosione della biodiversità. Second, la possibile deforestazione o rimozione di alberature che oggi caratterizzano il Bosco Ospizio. Terzo, le conseguenze sulla mobilità e sulla qualità della vita nei quartieri limitrofi, tra traffico e aumento delle superfici impermeabili.

Il Comune finora ha risposto con dichiarazioni di routine, senza comunicare un calendario preciso per scadenze o nuove verifiche. Per questo la protesta punta a ottenere non solo il blocco temporaneo dell’intervento, ma anche un confronto pubblico sul progetto e sulle alternative possibili.
- Durata del presidio: 20 giorni di presenza continua, con assemblee quotidiane.
- Richieste principali: sospensione delle autorizzazioni, valutazione ambientale approfondita, consultazione pubblica.
- Attori coinvolti: cittadini, associazioni ambientaliste, comitati locali; si cerca il dialogo con l’amministrazione comunale.
Tra le proposte emerse durante le assemblee c’è l’ipotesi di ripensare l’intervento verso la riqualificazione di aree già urbanizzate, invece di consumare nuove porzioni di suolo. Secondo gli esperti consultati informalmente dal presidio, interventi di densificazione e il recupero di poli dismessi ridurrebbero impatto ambientale e costi infrastrutturali.
Per i residenti la posta in gioco è concreta: mantenere il Bosco Ospizio significa preservare un corridoio verde con funzioni di assorbimento idrico, aree di svago e servizi ecosistemici. Per il Comune, invece, il progetto rappresenta una scelta urbanistica che potrebbe favorire investimenti e nuovi poli commerciali, ma anche generare opposizione diffusa.

Chi deciderà il prossimo passo? Il presidio chiede che il sindaco e la giunta rendano pubbliche tutte le carte del procedimento e avviino un processo partecipativo chiaro. I tempi sono rilevanti: se la fase decisionale comunale dovesse procedere senza nuovi accertamenti, gli attivisti temono che la possibilità di fermare il cantiere si riduca drasticamente.
Queste sono le domande che, per ora, animano il dibattito locale:
- È stata effettuata una valutazione ambientale completa e aggiornata?
- Esistono alternative di sviluppo senza consumo ulteriore di suolo?
- Il Comune è disposto a convocare una consultazione pubblica o un’assemblea cittadina?
La vicenda del Bosco Ospizio riflette tensioni più ampie sul tema del territorio: come conciliare crescita economica e tutela degli spazi naturali? La risposta che arriverà nelle prossime settimane dall’amministrazione comunale sarà decisiva non solo per il destino di quell’area, ma anche per il modello di governo del territorio che Reggio Emilia intende adottare.












