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Un rapporto recente di Legambiente pubblicato il 28 luglio 2026 segnala che l’erosione delle coste italiane continua ad accelerare, con impatti concreti su turismo, infrastrutture e sicurezza dei residenti. Perché importa ora: la perdita di spiagge e la vulnerabilità dei litorali mettono a rischio attività economiche stagionali e aumentano la pressione sui bilanci comunali e regionali.
Secondo il dossier, nei cinquant’anni presi in esame sono scomparsi circa 40 milioni di metri quadrati di arenile e i danni legati all’erosione interessano «quasi la metà dei comuni» con costa. Il fenomeno non è omogeneo: tratti di costa subiscono erosioni severe alternate a aree ancora stabili, ma la tendenza generale indica un incremento delle aree esposte a fenomeni estremi.
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Dinamiche e cause
Le ragioni sono multiple e intrecciate. A spingere l’erosione sono innanzitutto il cambiamento climatico — con innalzamento del mare e onde sempre più intense — e l’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi. A questi si sommano fattori antropici: opere di difesa mal progettate, riduzione dell’apporto di sedimenti dai fiumi, escavazioni e costruzioni troppo vicine alla battigia.

Il risultato è una perdita progressiva di riserva naturale di sabbia: le spiagge, che fungono da cuscinetto tra mare e terra, diventano più sottili o scompaiono, esponendo infrastrutture e insediamenti a onde e mareggiate che fino a pochi decenni fa venivano assorbite dalla fascia costiera.
Conseguenze pratiche
- Economia locale: riduzione della capacità ricettiva e della qualità dell’offerta turistica estiva;
- Infrastrutture: aumento dei danni a strade, impianti portuali e reti fognarie costiere;
- Ambiente: perdita di habitat per specie costiere e maggiore erosione dei cordoni dunali;
- Rischio sociale: costi di protezione e possibili sgomberi o limitazioni d’uso per aree abitate.
Per inquadrare la portata: la sottrazione di milioni di metri quadrati di spiaggia non è solo una questione paesaggistica, ma si traduce in spese immediate per ripristini temporanei e in investimenti più elevati per soluzioni strutturali a lungo termine.
Strade possibili: prevenzione e adattamento
Gli esperti richiamano l’attenzione su interventi mirati e pianificati, che vadano oltre le sole barriere rigide. Tra le strategie suggerite compaiono il ripristino delle dune, il reintegro di sedimenti dove possibile, la rinaturalizzazione dei litorali e politiche di regolamentazione dello sviluppo edilizio vicino alla costa.

- Interventi “soft”: rinaturalizzazione, delocalizzazione controllata degli insediamenti costieri;
- Gestione integrata: piani comunali e regionali coordinati con criteri di lungo periodo;
- Finanziamenti mirati: destinare risorse nazionali ed europee a progetti di adattamento e prevenzione;
- Monitoraggio continuo: rilevazioni costiere regolari per intervenire tempestivamente.
Non tutte le soluzioni sono applicabili ovunque: la scelta tra difese rigide, opere naturali o ricollocazione dipende da caratteristiche geografiche, costi e valori locali da proteggere.
Cosa significa per i cittadini
Per chi vive o lavora lungo la costa questo rapporto indica che le scelte politiche e urbanistiche dei prossimi anni definiranno l’accessibilità e la sicurezza dei litorali. Verificare i piani comunali, partecipare alle consultazioni pubbliche e chiedere trasparenza su progetti e stanziamenti sono azioni concrete che i cittadini possono intraprendere oggi.
Il quadro tracciato da Legambiente mette in luce una sfida che è contemporaneamente ambientale, economica e sociale: affrontarla richiederà programmazione, risorse e scelte di lungo periodo, non interventi emergenziali ripetuti all’infinito.












