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Londra ha chiesto alle case automobilistiche, tra cui Stellantis, il conto di circa un miliardo di sterline: secondo il Comune, alcuni modelli diesel avrebbero usufruito di test sulle emissioni manipolati, consentendo loro di circolare nelle aree a basse emissioni senza pagare o essere esclusi. La mossa riapre il capitolo dello “Dieselgate” e potrebbe avere conseguenze pratiche e legali importanti per cittadini, amministrazioni e costruttori.
Cosa contesta il Comune di Londra
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Il Comune contesta che determinati veicoli diesel abbiano superato le verifiche sulle emissioni grazie a meccanismi o comportamenti che non riflettono l’effettivo impatto in condizioni reali di guida. Secondo l’accusa, ciò avrebbe permesso a quelle auto di accedere alla ULEZ (Ultra Low Emission Zone) e ad altre aree limitate, con effetti su qualità dell’aria, entrate comunali e tutela della salute pubblica.

Non si tratta di un semplice rilievo tecnico: il presunto scostamento tra risultati di laboratorio e emissioni reali è al centro di una battaglia legale che mette in discussione sia certificazioni sia responsabilità economiche.
Chi è coinvolto e quali sono le richieste
Stellantis figura tra i destinatari della richiesta, insieme ad altri produttori che non sono stati nominati in dettaglio nella comunicazione pubblica iniziale. Il Comune ha quantificato in circa un miliardo di sterline il valore complessivo delle pretese, somma che comprende possibili perdite di entrate e costi legati a misure di mitigazione e salute pubblica.
Le vie possibili sono diverse: azioni civili per risarcimento, revisioni delle omologazioni e richieste di adeguamento dei veicoli. Gli sviluppi giudiziari e le eventuali negoziazioni determineranno l’esito pratico della controversia.
Perché questa notizia conta oggi
La richiesta arriva in un momento in cui le città europee ampliano le zone a basse emissioni e intensificano i controlli sulla qualità dell’aria. Se il Comune di Londra ottenesse successo, altri enti locali potrebbero seguire l’esempio, aumentando il rischio di contenziosi su vasta scala per i costruttori.

- Impatto finanziario: richieste di risarcimento e possibili penali che potrebbero incidere sui bilanci delle case automobilistiche.
- Norme e omologazioni: possibili revisioni dei protocolli di test e nuove procedure di certificazione più stringenti.
- Ripercussioni per i consumatori: eventuali campagne di richiamo, aggiornamenti software o modifiche alle restrizioni di accesso alle zone a basse emissioni.
- Politica urbana: rafforzamento delle misure per ridurre inquinamento e traffico, con maggiore attenzione alla trasparenza dei dati ambientali.
Contesto e precedenti
La vicenda richiama lo scandalo internazionale del 2015, quando alcune case automobilistiche furono accusate di aver impiegato dispositivi o strategie per ottenere risultati favorevoli nei test di laboratorio, non rispecchiando però le emissioni reali su strada. Da allora, normatori e governi hanno intensificato controlli e normative, ma la disputa di Londra mostra che questioni irrisolte possono riemergere e assumere nuove dimensioni legali e finanziarie.
Per ora resta da vedere come risponderanno i gruppi interessati e se verranno avviate trattative extragiudiziali. Gli osservatori del settore indicano che la posta in gioco non è solo economica: è anche reputazionale e normativa.
Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi
Le fasi decisive saranno la presentazione formale di eventuali cause, le repliche dei produttori e le possibili indagini tecniche indipendenti. Se il caso dovesse evolvere verso un contenzioso pubblico, potrebbe servire da precedente per altre amministrazioni locali in Europa e accelerare cambiamenti nelle procedure di omologazione.
In breve: la richiesta di Londra è un segnale che il confronto sul controllo delle emissioni e sulla responsabilità delle aziende resta centrale per la politica urbana e per chi guida ogni giorno in città.












