Crisi dei call center, almeno 1200 lavoratori a rischio nella Capitale

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Un’emergenza occupazionale e sociale senza precedenti rischia di abbattersi sul settore dei call center a Roma e nel Lazio, con oltre un migliaio di posti di lavoro in bilico solo nella Capitale, tra i servizi di assistenza delle grandi compagnie telefoniche e delle società di fornitura energetica e idrica. A lanciare l’allarme sono le segreterie territoriali di Roma e Lazio di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, fortemente preoccupate per la tenuta del comparto.

“L’introduzione massiccia di sistemi di automazione e di intelligenza artificiale, insieme alla continua riduzione dei volumi produttivi e al ricorso a gare d’appalto al massimo ribasso, sta mettendo a repentaglio centinaia di posti di lavoro” scrivono in una nota. Di fronte a quello che viene definito un immobilismo inaccettabile da parte delle istituzioni nazionali, le sigle sindacali hanno proclamato lo sciopero con astensioni dal lavoro a fine turno e il blocco totale degli straordinari.

I numeri

Come ha spiegato a RomaToday la segretaria Slc Cgil di Roma Lazio, Barbara Cosimi, la situazione sul territorio romano si divide in due grandi blocchi operativi altamente specializzati. Il primo è quello delle telecomunicazioni, che gestisce l’assistenza clienti di colossi del settore, soprattutto Tim, ma anche Vodafone e Iliad, e che impiega almeno settecento addetti prevalentemente concentrati nell’area metropolitana di Roma. Il secondo blocco è invece quello delle utilities, legato alla gestione dei servizi di energia e gas per marchi come Enel ed Eni, che conta almeno cinquecento lavoratori.

Questi ultimi, poi, non giovani o con contratti temporanei, ma professionisti storici che sono cresciti in queste attività. Lavoratori hanno un’età anagrafica che non permette ancora di agganciare la pensione, ma che allo stesso tempo li rende estremamente difficili da ricollocare sul mercato del lavoro tradizionale senza un intervento strutturale di riqualificazione.

Alternative

Le aziende committenti stanno tagliando i volumi di traffico telefonico affidando le risposte a chatbot sempre più sofisticati. L’obiettivo dei sindacati, come ha precisato Cosimi, “non è quello, impossibile, di fermare il progresso tecnologico, bensì quello di governarlo per evitare che la transizione digitale si traduca esclusivamente in un taglio dei costi e in licenziamenti di massa”.

La via d’uscita proposta dalle rappresentanze sindacali non si limita alla richiesta di ammortizzatori sociali passivi, ma punta su una decisa strategia di rioccupabilità e formazione. “Una delle soluzioni possibili”, aggiunge Cosimi, “riguarda la riconversione professionale degli operatori per destinarli alla digitalizzazione del vastissimo patrimonio documentale della pubblica amministrazione”.

Si tratta di servizi gestiti in outsourcing. “Un’analoga operazione di salvaguardia potrebbe interessare i servizi di prenotazione sanitaria dei CUP regionali”, anch’essi gestiti tramite appalti esterni. “L’idea di fondo è che un lavoratore con vent’anni di esperienza nei call center non possa improvvisamente trasformarsi in ingegnere, ma possa essere facilmente riqualificato per gestire le nuove mansioni digitali richieste dallo stato e dagli enti locali”.

La richiesta d’aiuto a Roma Capitale

Nonostante la gravità della situazione e le ripetute sollecitazioni delle segreterie nazionali per l’apertura di un tavolo di crisi permanente presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero del Lavoro, dal Governo non è ancora arrivata alcuna risposta. Per questo motivo, la battaglia sindacale si sta spostando anche sul piano locale.

Le segreterie romane hanno inviato una formale richiesta di incontro alla Commissione Transizione Digitale di Roma Capitale. L’obiettivo è spingere l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gualtieri a farsi parte attiva nella vertenza, seguendo un duplice binario: “Sia mettendo a disposizione progetti territoriali di riconversione, sia esercitando una forte pressione politica sul ministero affinché apra finalmente il tavolo di confronto” specifica Cosimi. In assenza di regole certe sull’uso dell’intelligenza artificiale e sul rispetto rigoroso delle clausole sociali nei cambi d’appalto, “la mobilitazione nei posti di lavoro continuerà a oltranza per impedire che la modernizzazione tecnologica si trasformi in un dramma sociale per la Capitale”, fanno sapere dalla nota i sindacati.



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