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- Il festival dell’architettura 2026
- Centocelle e Casal Bruciato protagonisti
- “Vorremmo che l’evento facesse un salto di qualità”
- Le installazioni come spunto di riflessione collettiva
- Il Design District Esquilino
- Buzzone (OAR): “Servono nuove energie”
- L’eredità del festival nei quartieri
- L’urbanistica tattica
- “Serve una cabina di regia sull’innovazione urbana”
Manca poco, l’organizzazione è in fase di chiusura, è quasi tutto pronto: a settembre prenderà il via FAR 2026, il Festival dell’Architettura di Roma promosso dall’ordine degli architetti di Roma e provincia, giunto all’ottava edizione.
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Il festival dell’architettura 2026
L’obiettivo è quello di alimentare e creare nuove connessioni all’interno dei quartieri di Roma. Un esperimento iniziato da appena due edizioni di FAR, ma che già sta dando risultati. Tramite attività sociali, installazioni, interventi di urbanistica tattica, incontri pubblici e da quest’anno anche cortometraggi, il festival punta a creare nuova consapevolezza tra i cittadini dei territori capitolini, lasciando in eredità mappe più complete e interattive.
Centocelle e Casal Bruciato protagonisti
Protagonisti di Far 2026 saranno Centocelle e Casal Bruciato, in V e IV municipio. Sono due degli otto territori proposti nel 2023 dai vari municipi di Roma che hanno risposto a una call indetta dall’ordine: “All’inizio ci conoscevano in pochi, adesso invece i rapporti sono più ampi e addirittura quest’anno faremo un evento conclusivo con tutti i presidenti, un G15 nel quale chiederemo a ognuno di raccontare tre interventi che ritengono iconici” spiega Alice Buzzone, consigliera dell’ordine e curatrice del festival.
“Vorremmo che l’evento facesse un salto di qualità”
Col passare del tempo, il festival si è appropriato sempre di più di una strategia che mette al centro il racconto dei territori: “Anche se il nostro sogno è che questo evento diventi completamente cittadino, che con Roma Capitale non ci sia solo una partnership ma un’organizzazione coordinata. Noi non abbiamo velleità che sia qualcosa di nosro, ma vogliamo uscire fisicamente dalla nostra Casa dell’Architettura, come istituzione” continua Buzzone.
Le installazioni come spunto di riflessione collettiva
Da quando esiste il Far, nei quartieri di Roma si sono moltiplicati interventi di urbanistica tattica e installazioni temporanee. Nessuna pretesa di essere strumenti di cambiamento epocale, ma testimonianze e stimoli: “Di fronte a un’installazione il cittadino si ferma a ragionare, critica, discute, anche in negativo” conferma Buzzone. “Vogliamo rendere consapevoli le persone di ciò che anche un’architettura effimera può generare nel tempo, perché poi saranno i singoli individui a rivendicare gli spazi”.
Il Design District Esquilino
Oltre a Centocelle (piazza dei Mirti) e Casal Bruciato (piazza Balsamo Crivelli), che chiunque vorrà potrà raccontare tramite un cortometraggio candidandosi a ricevere un premio di 1.000 euro, ci sarà spazio anche per l’Esquilino, casa dell’ordine degli architetti: “Dal primo giorno del Far, cioè il 18 settembre, daremo luogo al Design District Esquilino, sotto ai portici di piazza Vittorio. Tantissimi negozi e istituzioni adotteranno un designer selezionato nella scuola romana, ospitandoli nelle loro vetrine. C’è anche molto di politico in questa iniziativa, perché i portici non godono di ottima salute, c’è degrado”.
Buzzone (OAR): “Servono nuove energie”
Dopo otto anni è tempo anche di tirare le somme: “In realtà la valutazione va fatta sulla sperimentazione che coinvolge i territori, quindi siamo solo al secondo anno, la modalità è acerba. Servirebbero energie nuove, che vanno dalle università al Comune, a mio avviso ci vuole un salto organizzativo importante per dare continuità e risposte. Serve un grande patto che spinga a lavorare in un solo quartiere, ma con intensità” auspica Alice Buzzone, che infine delinea quella che è l’eredità del festival.
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L’eredità del festival nei quartieri
“Il nostro lavoro serve anche a far conoscere tra loro soggetti che non dialogavano. Noi siamo un soggetto terzo, perché c’è l’ente locale, ci sono i comitati, i singoli cittadini. In alcuni territori questi organismi sono più capillari e hanno identità più profonde, in altri invece questo manca e magari noi arriviamo e in qualche modo aiutiamo a costruire questa rete” riflette l’architetta.
L’urbanistica tattica
Se ne parla sempre di più, inevitabile quindi soffermarsi sull’urbanistica tattica. Per alcuni è una banale fioriera piazzata lungo una strada per evitare la sosta selvaggia, ma Buzzone garantisce che c’è molto di più: “Come ogni strumento, va contestualizzato. L’intervento deve dialogare con la comunità. L’avviso pubblico indetto dal Comune per progetti da parte dei cittadini è stato positivo, perché ha avuto una grande risposta, con tante idee. Però bisogna fare un passo ulteriore” specifica Buzzone.
“Serve una cabina di regia sull’innovazione urbana”
Cioè, istituire un coordinamento reale, una cabina di regia stabile “che abbia al suo interno figure professionali riconosciute” prosegue la consigliera dell’ordine. Sulla scia di quanto accaduto a Bologna e Milano, con agenzie dell’innovazione urbana: “Va benissimo l’avviso pubblico, da qualche parte bisogna cominciare, ora queste idee vanno gestite”. Anche perché “l’urbanistica tattica, come successo per esempio a Barcellona, può essere un modo per arrivare a realizzare interventi più ampi e duraturi in maniera graduale”.












