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Il governo ha autorizzato questa settimana la realizzazione di un resort di lusso nei pressi di Ostuni, provocando immediate polemiche: la decisione contrasta con i pareri negativi della Soprintendenza e della Regione e spinge ambientalisti e associazioni locali a ricorrere al tribunale amministrativo. Sullo sfondo, il progetto — collegato a una procedura speciale legata alla ZES — riaccende il dibattito su tutela della costa e investimenti stranieri.
Secondo le organizzazioni ambientaliste, l’ok di Palazzo Chigi supera vincoli paesaggistici che avrebbero dovuto impedire interventi di questa scala in un’area sensibile. La Regione Puglia e la Soprintendenza avevano espresso pareri contrari durante l’istruttoria, ma l’autorizzazione governativa è arrivata lo stesso, scatenando critiche politiche e legali.
Perché la vicenda conta
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La partita non è solo locale: mette a confronto due priorità che spesso si scontrano in Italia — attrarre capitali esteri per rilanciare il turismo e rispettare vincoli ambientali e paesaggistici. Se il progetto proseguirà, cambierà l’assetto turistico della zona e potrebbe stabilire un precedente per altre operazioni simili lungo la costa.
Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha commentato duramente la decisione, accusando il governo di favorire interessi esteri a scapito della protezione del territorio: “Meloni vende la costa agli stranieri”, ha dichiarato. Il dissenso politico si somma all’azione legale già avviata da gruppi civici e ambientalisti.
Lo stato dell’iter e le azioni in corso
Al momento il ricorso è stato depositato al TAR, che dovrà valutare se l’autorizzazione governativa abbia rispettato le normative nazionali e comunitarie su paesaggio e ambiente. La disputa legale determinerà se i lavori potranno iniziare o se verranno sospesi in attesa della pronuncia del tribunale.
- Decisione governativa: via libera al progetto nonostante i pareri contrari di Soprintendenza e Regione.
- Ricorsi in corso: ambientalisti e associazioni hanno presentato istanza al TAR.
- Impatto locale: possibile trasformazione dell’area costiera e aumento della pressione su risorse e infrastrutture.
- Prospettive nazionali: la vicenda potrà influenzare future autorizzazioni connesse a zone economiche speciali (ZES).
Gli effetti concreti per residenti e operatori turistici sono molteplici: da un lato, promesse di nuovi posti di lavoro e flussi turistici più elevati; dall’altro, timori per l’aumento dei costi immobiliari, la saturazione stagionale e la perdita di valori paesaggistici riconosciuti. Le autorità locali dovranno ora misurare questi rischi con le opportunità economiche rivendicate dagli investitori.
Quali potrebbero essere gli scenari
Se il TAR confermerà l’autorizzazione, il progetto potrà procedere salvo altri contenziosi civili o amministrativi. In caso contrario, la costruzione verrà sospesa e si aprirà un confronto politico più ampio sul ruolo delle ZES e sulle deroghe possibili rispetto ai vincoli di tutela.
Nei prossimi giorni è attesa una serie di reazioni ufficiali: la Regione potrebbe valutare ulteriori azioni, mentre i promotori del resort dovranno fornire garanzie ambientali aggiuntive per sedare le contestazioni.
Per ora la vicenda rimane sotto osservazione: coinvolge normative tecniche, diritti locali e scelte politiche che avranno ricadute immediate sulla gestione della costa pugliese e, potenzialmente, su altri progetti analoghi in Italia.












