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Il Tribunale amministrativo ha bloccato la doppia ordinanza del sindaco di Pordenone che autorizzava un intervento straordinario contro le cornacchie ritenute moleste: decisione che riapre il confronto tra amministrazione pubblica, associazioni animaliste e agricoltori. La sospensione cautelare mette in pausa gli abbattimenti e costringe il Comune a giustificare con dati concreti l’urgenza dell’azione.
Perché la sentenza conta oggi
La pronuncia del TAR arriva in un contesto di crescente attenzione pubblica verso la gestione della fauna urbana e rurale: da un lato gli abitanti e le imprese agricole reclamano soluzioni rapide ai danni provocati dalle corvidae, dall’altro associazioni come la LAV hanno denunciato misure sproporzionate e potenzialmente illegittime. La decisione cautelare sospende l’esecuzione delle ordinanze in attesa dell’esame nel merito, fermando così un intervento che avrebbe avuto effetti immediati sulla popolazione di cornacchie.
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Cosa ha motivato il ricorso
I ricorrenti — tra cui gruppi animalisti e organizzazioni per la tutela degli animali — hanno contestato principalmente l’assenza di una valutazione scientifica dettagliata e di prove sull’inefficacia di alternative non letali. Nel decreto di sospensione il TAR ha evidenziato la necessità di chiarire se le misure ordinarie e i piani di controllo selettivo siano stati effettivamente esauriti prima di autorizzare abbattimenti su larga scala.
Il provvedimento cautelare non entra nel merito definitivo, ma richiede al Comune di documentare l’urgenza e la proporzionalità delle misure adottate. Finché il giudice non pronuncerà la decisione finale, ogni attività prevista dall’ordinanza resta sospesa.
Attori e impatti concreti
La sospensione interessa diversi soggetti che hanno posizioni e responsabilità differenti:
- Amministrazione comunale: deve integrare la documentazione e valutare soluzioni alternative più esercitabili e conformi alla normativa.
- Agricoltori e commercianti: temono perdite economiche e chiedono interventi efficaci per limitare i danni alle colture e alle attività.
- Associazioni animaliste (LAV e altri): vedono nella decisione una conferma della necessità di misure meno invasive e di controlli trasparenti.
- Servizi tecnici e ambientali regionali: potrebbero essere coinvolti per verificare autorizzazioni e ricadute ambientali.
La vicenda solleva anche interrogativi amministrativi: quali competenze e procedure devono essere seguite per autorizzare interventi sulla fauna selvatica? Qual è il ruolo delle autorizzazioni regionali e degli enti di tutela ambientale? Le risposte influenzeranno non solo Pordenone ma possibili simili provvedimenti in altre realtà locali.
Alternative praticabili e meno impattanti
Gli esperti consultati dalle parti suggeriscono diverse misure non letali o a minor impatto che possono essere adottate prima di ricorrere all’abbattimento:
- soluzioni di dissuasione acustica e visiva;
- modifiche ambientali per ridurre risorse alimentari accessibili;
- gestione dei rifiuti urbani per limitare gli attrattori;
- interventi di controllo riproduttivo come l’oliatura delle uova (dove consentito dalla legge);
- monitoraggio scientifico per stimare con precisione l’impatto e la consistenza della popolazione.
Possibili sviluppi e tempistiche
Il prossimo passaggio sarà l’udienza di merito al TAR, durante la quale saranno valutati i documenti integrativi e le memorie delle parti. Se il Tribunale confermasse la sospensione nel merito, il Comune dovrà ripensare il piano di intervento o rivolgersi ad altri strumenti autorizzativi.
In alternativa, il Comune potrebbe predisporre un piano più dettagliato, basato su studi tecnici e su soluzioni graduali, per convincere il giudice della necessità di misure più incisive. Nel frattempo, la decisione mantiene lo status quo e evita interventi immediati dalla portata potenzialmente definitiva.
Cosa monitorare nei prossimi giorni
- Eventuali integrazioni documentali presentate dal Comune;
- Posizioni ufficiali di LAV e altre associazioni animaliste;
- Comunicazioni dell’Assessorato regionale competente in materia di fauna selvatica;
- Segnalazioni dagli agricoltori su danni o rischi in assenza di interventi straordinari.
La vicenda resta aperta: la sospensione del TAR costituisce un punto di equilibrio temporaneo tra esigenze di tutela ambientale e richieste di ordine pubblico o economico. Qualsiasi soluzione definitiva dovrà dimostrare di essere efficace, proporzionata e supportata da evidenze tecniche, per evitare nuovi contenziosi e garantire la convivenza tra comunità umana e fauna locale.












