In uscita il 23 giugno per Rizzoli, la prefazione di Walter Siti a Il romanzo sotto accusa apre una riflessione netta sul destino del romanzo contemporaneo: da genere provocatorio e scomodo a spazio sempre più rassicurante e autocensurato. Perché questo tema conta oggi? Perché riguarda il modo in cui la letteratura interpreta la realtà e si confronta con la tecnologia, la morale pubblica e le nuove forme di visibilità.
Siti ripercorre la sua esperienza di critico — mestiere abbandonato anni fa per dedicarsi alla narrativa — e usa quella distanza per chiedersi che cosa sia rimasto del romanzo come corpo capace di disturbare. L’autore non si limita a un bilancio personale: prova a tracciare i contorni di una trasformazione culturale che coinvolge autori, editori e lettori.
Tra i temi sollevati emergono rimpianti concreti: progetti mai portati a termine (un saggio su Leopardi romanziere, un saggio sul comico in Proust), opere che avrebbero potuto mutare la traiettoria della letteratura italiana se certe circostanze fossero state diverse, e un senso di perdita verso forme espressive oggi marginalizzate.
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Il libro mette in luce una contraddizione centrale del presente: mentre la società spinge per una responsabilità etica dei testi, la letteratura dirompente sembra ritirarsi, trasformandosi in prodotto sicuro, adatto alle piattaforme e alla morale dominante. Siti osserva come questo clima favorisca opere che rassicurano, che “aiutano a star meglio”, e penalizzi invece la scrittura che mette il dito nelle ferite sociali.
Non è un rimpianto solo personale: è anche un’allerta sul ruolo pubblico della narrativa. Se il romanzo si mette al servizio della consolazione, perde la sua capacità di sorpresa e di critica. A ciò si aggiunge una nuova variabile: l’intelligenza artificiale. Secondo l’autore, gli algoritmi possono riproporre testi in linea con il consenso etico-culturale, rendendo più semplice produrre “letteratura” che non disturba — ma che somiglia sempre più a un prodotto artigianale calibrato per il mercato.
La prefazione affronta anche la questione della poesia e della sua trasformazione: Siti nota come la lirica contemporanea sembri aver perso terreno nella sfera pubblica e editoriale, e contesta l’idea che la novità consista nel sovrapporre prosa e versi fino a renderli indistinguibili.
Tra i rimpianti e le riflessioni, alcuni punti chiave ricorrono con insistenza. Eccoli riassunti:
- Il critico come mestiere perduto: la perdita di familiarità con la pratica critica e il desiderio di continuare a pensare il romanzo anche attraverso la scrittura.
- Progetti non realizzati: saggi ipotetici su Leopardi, Proust e altri, che avrebbero potuto offrire nuove chiavi interpretative per la letteratura italiana ed europea.
- Il romanzo come luogo sicuro: la crescente auto-regolazione etica dei testi e la loro adattabilità ai gusti del pubblico digitale.
- La marginalizzazione della poesia: la difficoltà della lirica contemporanea a mantenere visibilità e memorabilità, e la possibile ridefinizione dei confini tra versi e prosa.
- La posta in gioco tecnologica: come l’AI e gli algoritmi editoriali potrebbero comprimere la capacità di rischio del romanzo.
Il discorso si arricchisce di riferimenti storici e letterari: dall’attenzione a Leopardi e alla sua possibile svolta romanzesca, alle suggestioni di Proust sul riso e sulla maschera della civiltà, fino alla funzione critica della satira e della malignità nella grande narrativa europea. Tutte queste istanze servono a restituire un quadro: il romanzo, nel suo migliore ruolo, è sempre stato un genere che osa dire l’impensato.
Ma Siti non si limita alla nostalgia: propone una domanda pratica e attuale, rivolta agli scrittori e ai lettori di oggi. È ancora possibile opporsi alle «retoriche mainstream» senza trasformarsi in anacronismi? E gli autori possono sorprendersi senza diventare conformisti del dissenso?
La prefazione, integrata con testi d’epoca e pagine inedite nel volume, si presenta come un invito a recuperare la parte rischiosa della letteratura. Non si tratta di esaltare lo scandalo fine a sé stesso, ma di rivendicare il diritto del romanzo a esplorare ciò che è sgradito o proibito, a patto che lo faccia con rigore critico.
Per chi segue il dibattito su cosa debba essere la letteratura nel XXI secolo — tra etica, mercato e tecnologia — il libro di Siti offre spunti concreti di riflessione e qualche provocazione utile. Il romanzo, scrive l’autore nelle sue pagine introduttive, dovrebbe mantenere la capacità di «sporcarsi le mani» con la storia e la politica: un compito che oggi rischia di essere delegato a procedure automatizzate.
Il romanzo sotto accusa (per non parlar dei versi) sarà in libreria dal 23 giugno; l’uscita è accompagnata da una prefazione che vale come manifesto critico: la sfida è mantenere la letteratura come luogo di tensione e domanda, non come bene rifugio del consenso.
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