Sahariana: Stefano Ricci reinventa il capo, le novità da provare subito

La nona spedizione Explorer firmata Stefano Ricci ha riportato la maison fiorentina in Tanzania, mescolando ricerca stilistica, impegno per la conservazione e risultati economici concreti. Il viaggio non è solo un racconto visivo: segna scelte di prodotto, aperture retail e un sostegno diretto alla ricerca scientifica locale.

I protagonisti sono i fratelli Ricci: Niccolò, amministratore delegato, e Filippo, direttore creativo. Entrambi conoscitori dell’Africa da anni — Niccolò viaggiò per la prima volta da ragazzino, Filippo è tornato ripetutamente — hanno alternato notti in tenda e soggiorni in lodge di lusso, spostandosi con mezzi di vario genere per seguire la ricerca sul campo e realizzare il reportage.

Al ritorno la lettura comune è stata netta: l’esperienza ha accentuato il rapporto con paesaggi e specie la cui storia precede la nostra. Per Niccolò, che guida anche la parte finanziaria del gruppo, il vero lusso resta «la capacità di lasciarsi sorprendere da una natura la cui memoria è più antica delle parole»; commento che convive con numeri solidi: il 2025 si è chiuso con un fatturato consolidato vicino a 217 milioni di euro, una crescita dell’1% escludendo grandi operazioni immobiliari e un avvio del 2026 che registra un +4% nei primi sei mesi, nonostante contesti geopolitici instabili.

Dal punto di vista commerciale, il piano prevede aperture mirate: la prima è la nuova boutique in via Bocca di Leone a Roma, inaugurata con un cocktail esclusivo prima della presentazione della collezione a Palazzo Doria Pamphilj.

Sul fronte creativo Filippo ha lavorato in profondità sul capo che più incarna l’eleganza informale del marchio: la sahariana. La sua partenza è stata un modello classico appartenuto al padre, trasformato però attraverso varianti materiche e cromatiche.

Materiali e lavorazioni restano un elemento distintivo della maison. Tra le innovazioni raccontate dalla missione:

  • Sete jacquard e tessuti stretch prodotti ancora oggi dall’Antico Setificio Fiorentino, su orditi e telai storici che richiamano antiche tecniche artigianali.
  • Alpha Yarn, il cashmere con fibre da 13,5 micron: una filatura estremamente sottile che definisce capi leggeri e preziosi.
  • Nuove combinazioni di colore, tra cui il verde acacia e il tono ribattezzato Serengeti Brown, pensate per dialogare con l’esperienza africana.

La produzione del reportage fotografico è stata un’operazione complessa: la documentarista Amy Vitale, nota per i suoi progetti per il National Geographic, ha firmato le immagini. Lo staff tecnico ha impiegato sei mesi di preparazione, coinvolgendo circa 60 professionisti e una spedizione diretta di 24 persone in Tanzania.

Non sono mancati momenti di forte tensione e di stupore: i fratelli ricordano, per esempio, una sosta ai piedi di un kopje nel Serengeti, quando si sono resi conto di essere osservati da leoni appostati sulla sommità, in attesa. Un altro episodio significativo è stata l’esperienza di camminare vicino agli scimpanzé, che ha portato alla decisione di sostenere programmi di ricerca locale.

Nel dettaglio, l’iniziativa ha attivato una collaborazione con il Jane Goodall Institute Tanzania, destinata a finanziare attività di alta specializzazione nella tutela e nello studio degli scimpanzé: nelle aree coinvolte si stima la presenza di circa un centinaio di esemplari, sottolineando l’urgenza di interventi mirati per la conservazione.

Perché questo viaggio conta oggi

Oltre a rappresentare un’operazione di immagine, la missione evidenzia una tendenza più ampia: i marchi del lusso stanno sempre più legando creatività, materiali rari e impegno ambientale per costruire narrazioni autentiche. Per i consumatori significa una selezione di prodotto che si coniuga con storie di territorio e conservazione; per il settore, la possibilità di tradurre esperienze sul campo in scelte produttive e aperture retail mirate.

  • Impatto sul prodotto: nuove texture e palette nate dall’esperienza sul campo.
  • Impatto commerciale: aperture selettive e numeri di crescita che puntano alla resilienza.
  • Impatto sociale: finanziamenti diretti alla ricerca e alla tutela di specie a rischio.

La spedizione tanzaniana, dunque, non è stata solo un progetto narrativo: ha alimentato collezioni, guidato scelte imprenditoriali e avviato collaborazioni scientifiche. Resta da vedere come queste componenti influiranno sulle prossime collezioni e sulla strategia retail del gruppo, ma il messaggio è chiaro: nel lusso contemporaneo la sostenibilità e l’autenticità vissuta sul campo sono diventate parte integrante del valore percepito.

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