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Le esportazioni italiane di beni hanno chiuso il 2025 sopra i 640 miliardi di euro, segnando una crescita non banale in un quadro internazionale ancora incerto. Questo risultato — e il surplus commerciale che ne è derivato — è rilevante oggi perché indica dove le imprese italiane possono puntare per affrontare un 2026 con cresceza europea debole e rischi geopolitici.
Secondo il report pubblicato da Coface, l’export 2025 si è attestato intorno a 643 miliardi di euro, con un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente e un avanzo commerciale pari a circa 51 miliardi, in aumento del 5%.
Chi ha trainato la ripresa
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La spinta principale viene dal comparto farmaceutico, che ha registrato un balzo a doppia cifra su base annua. Altri settori con performance positive includono metalli, prodotti alimentari e mezzi di trasporto, ma il quadro è molto eterogeneo: alcuni segmenti restano in difficoltà.
- Farmaceutica: crescita a due cifre, sostenuta soprattutto dalle vendite verso gli Stati Uniti, ma anche da Francia e Spagna.
- Metalli: aumento legato soprattutto all’oro esportato verso la Svizzera.
- Mezzi di trasporto: il buon andamento è dovuto in larga parte alla cantieristica navale, con consegne significative di navi da crociera.
- Tessile, abbigliamento e calzature: flessione, mentre macchinari e prodotti elettrici sono rimasti stabili.
| Voce | Variazione annua | Osservazioni |
|---|---|---|
| Esportazioni totali | +3,3% | Circa €643 mld nel 2025 |
| Surplus commerciale | +5% | Intorno a €51 mld |
| Farmaceutica | +28,5% | Spinta dagli USA, poi Francia e Spagna |
| Metalli | +9,8% | Gold exports verso Svizzera |
| Tessile e calzature | -1,9% | Riduzione della domanda estera |
Il recupero dei flussi verso i principali partner — Stati Uniti, Unione Europea e Svizzera — è un elemento positivo, ma non tutti i comparti ne traggono vantaggio allo stesso modo. La domanda estera per i farmaci ha sostenuto l’export verso Francia, Spagna e USA; la Germania ha beneficiato soprattutto della domanda di grandi commesse navali.
Un punto di preoccupazione è la contrazione delle vendite verso la Cina, soprattutto per macchinari e prodotti tessili, che mette in luce un rischio di dipendenza da mercati in rallentamento.
Che cosa cambia per imprese e politica economica
Per le aziende italiane la fotografia di Coface indica tre linee d’azione concrete: diversificare i mercati di sbocco, puntare sui settori in crescita — con particolare attenzione alla farmaceutica e alla cantieristica — e rafforzare la gestione dei rischi commerciali.
Dal punto di vista politico e finanziario, il risultato 2025 offre margini per politiche pro-export più mirate e per strumenti di supporto (assicurazione del credito, incentivi all’innovazione) che riducano la vulnerabilità delle filiere italiane.
Pietro Vargiu, country manager di Coface Italia, sottolinea come le imprese si mostrino resilienti ma esposte: la volatilità internazionale resta alta, e questo richiede strategie di adattamento e diversificazione più decise.
Per i lettori interessati all’impatto pratico: un export che cresce in settori ad alto valore aggiunto può tradursi in occupazione più qualificata e migliori margini aziendali; al contrario, la frenata verso mercati chiave come la Cina può richiedere riallocazioni produttive e nuove partnership commerciali.
In sintesi, il 2025 ha confermato la capacità di reazione delle imprese italiane, ma il 2026 si apre con rischi che rendono prioritario un approccio prudente e proattivo alle strategie di internazionalizzazione.










