Bambina salva adulti in crisi: la sua fragilità diventa forza

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Con il nuovo romanzo, Mauro Covacich torna a puntare lo sguardo sulla fragilità e sulla vitalità umana, mettendo al centro una bambina che sembra tenere insieme il mondo degli adulti. Il libro, segnalato da Edoardo Nesi nella dozzina del Premio Strega, riapre la domanda: quale forza mantiene viva la vita quando tutto sembra andare in pezzi?

La vicenda si svolge a Roma e ruota attorno a Lina e il sasso, un racconto che mescola realismo familiare e un motivo fiabesco preso in prestito dalla tradizione ungherese. Al centro c’è Lina, una bimba di nove anni con lieve sindrome di Down, a cui spetta il compito morale e narrativo di svelare il cuore degli altri protagonisti.

Un autore «atipico» che non cerca facili consolazioni

Mauro Covacich, scrittore triestino noto per un percorso letterario non convenzionale, spiega che per lui la scrittura è soprattutto «conoscenza»: un tentativo di esplorare se stesso e il mondo piuttosto che intrattenere. Questa tensione tra ricerca personale e forma narrativa rende il suo mestiere distante dal cliché e lo porta, a suo dire, a correre rischi sul piano autobiografico e performativo.

La scelta di una voce narrante che ammette di non comprendere fino in fondo il personaggio che le somiglia di più è intenzionale: Covacich vuole ricordare al lettore che la storia è costruzione, non documento assoluto, e che l’autore non detiene una verità totalizzante sui protagonisti.

Personaggi e dinamiche: chi tiene le fila della storia

I tre adulti attorno a Lina incarnano tipi familiari ma complessi: un autore in crisi, una madre sempre in tensione e una giornalista che vive una doppia vita digitale. Nessuno di loro è figura risolta; tutti navigano una fase di transizione esistenziale. In questo quadro, la bambina emerge come qualcosa di diretto, quasi radicale nella sua semplicità.

  • Max: uno scrittore bloccato, simbolo della crisi creativa e delle contraddizioni dell’intellettuale contemporaneo.
  • Elena: madre tesa e protettiva, con una corazza emotiva che racconta paure e resistenze.
  • Carlotta: giornalista moderna, scopre se stessa tra ruoli pubblici e sensazioni private.
  • Lina: la bambina che catalizza la vicenda; la sua presenza evita il pietismo e suggerisce una forma di responsabilità esistenziale.

La romanità che fa da sfondo non è solo un’ambientazione: diventa spazio dove emergono i temi contemporanei — rapporto col corpo, con i ruoli sociali, e con la verità filtrata dai media.

Il «sasso»: metafora di impulso vitale e rischio

Al centro del romanzo c’è un motivo fiabesco, un «sasso» che rappresenta l’impulso vitale, quella scintilla che spinge a infrangere regole e a correre rischi. Per Covacich il sasso è la forza che mantiene la vita viva: se si consumasse, la storia perderebbe la sua tensione. Il libro riflette su cosa significa convivere con un’energia che può creare disordine ma anche rinnovare l’esistenza.

Questa immagine legata alla favola ungherese attraversa il romanzo come un interrogativo morale: è possibile preservare la scintilla vitale senza che venga soppressa dalle esigenze di normalizzazione e controllo?

Perché questo libro conta oggi

L’interesse per Lina e il sasso tocca più livelli di attualità: dalla rappresentazione della disabilità nei media, alla critica della vita social che sostituisce l’esperienza reale, fino alla riflessione sul ruolo del corpo come ultima certezza in tempi di instabilità. Tutti temi centrali nel dibattito culturale contemporaneo e rilevanti per i lettori che cercano narrazioni che parlino del presente senza semplificare.

Covacich rifiuta il pietismo nella descrizione della disabilità: la bambina non è una vittima ma un personaggio pieno di iniziativa, nato da una scena osservata dall’autore e sviluppata attraverso documentazione e immaginazione.

Il corpo come ancoraggio e misura

Nel romanzo il corpo ha valore di bussola: determina scelte, segnala tensioni, racconta la profondità delle persone. Per l’autore, in un’epoca di incertezza, il corpo resta un punto di appoggio e una fonte di verità immediata.

Questa centralità del corpo si combina con l’idea della «grazia»: il romanzo, secondo Covacich, è una sorta di esercizio sulla bellezza della vita che persiste nonostante le difficoltà.

Un consiglio per chi vuole scrivere oggi

Il messaggio finale dell’autore ai giovani che aspirano a scrivere è semplice e netto: vivere prima di raccontare. Evitare di affidarsi solo ai social, cercare esperienze reali — innamorarsi, fallire, rischiare — perché la scrittura autentica nasce dalla profondità dell’esperienza vissuta.

Con Lina e il sasso Covacich propone quindi un romanzo che parla del presente senza esigenze consolatorie: una prova narrativa che mette al centro la tensione vitale, la responsabilità e il valore concreto del vissuto.

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