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Milano, 13 aprile 2026 — Lo stallo nei colloqui di pace a Islamabad e il nuovo episodio di tensione nello Stretto di Hormuz hanno spinto nuovamente il prezzo dell’energia oltre la soglia critica, ma i mercati azionari hanno reagito in modo più contenuto del previsto. Perché conta oggi: il rialzo dei costi energetici può tradursi rapidamente in pressioni su inflazione e bollette, mentre i listini cercano di assorbire il rischio geopolitico.
Mercati: reazione più contenuta del previsto
Nonostante lo scenario internazionale si sia irrigidito — con Washington che ha annunciato controlli navali nell’area e Teheran che ha minacciato restrizioni nei porti regionali — le principali piazze europee hanno limitato le perdite. L’avvio di seduta era stato debole, ma molti indici hanno recuperato terreno verso la chiusura.
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A Milano il Ftse Mib ha chiuso in lieve calo, mentre Parigi, Francoforte e Londra hanno registrato flessioni moderate. Solo la Borsa di Budapest ha mostrato un rallentamento diverso, sostenuta dalla sorpresa politica interna dopo la vittoria dell’opposizione.
Prezzi dell’energia in forte rialzo
Il movimento più netto è arrivato dai mercati petroliferi: il greggio è tornato sopra i 100 dollari al barile, spinto dalle preoccupazioni sulle rotte di approvvigionamento. A metà giornata il Brent e il West Texas hanno mostrato aumenti a doppia cifra percentuale rispetto alle ultime rilevazioni, con riflessi anche sul mercato del gas naturale.
- Brent: intorno a 101,86 $/bbl (forte rialzo rispetto al giorno precedente).
- West Texas: vicino a 103,58 $/bbl, in aumento considerevole.
- Gas naturale: crescita significativa, con quotazioni in rialzo a 47,41 euro per kWh.
Titoli di Stato, spread e valute
I timori geopolitici hanno prodotto anche movimenti sui rendimenti sovrani: lo spread Btp-Bund si è ampliato, riportandosi intorno agli 80 punti. Il rendimento del decennale italiano è risalito vicino al 3,9%, quello tedesco a poco oltre il 3% e il francese intorno al 3,75%.
Sul fronte valutario il dollaro si è rafforzato nei confronti dell’euro e di altre divise principali, riflettendo un riposizionamento degli investitori verso valute rifugio e liquidità.
Cosa monitorare nei prossimi giorni
Le prossime 48-72 ore saranno decisive per capire se lo shock sui prezzi dell’energia si stabilizzerà o se si tradurrà in turbolenze più ampie sui mercati. Elementi chiave da seguire: evoluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran, eventuali interruzioni lungo le rotte del Golfo e decisioni di produttori e cartelli energetici.
- Rischio di aumento dei costi energetici per imprese e famiglie.
- Possibile impatto sulle prospettive d’inflazione e sulle attese di politica monetaria.
- Volatilità sui titoli di Stato e pressione sui rendimenti a breve termine.
Per ora la reazione delle Borse europee resta contenuta, ma la combinazione tra prezzi dell’energia in salita e incertezza geopolitica mantiene alta la guardia degli investitori. Le prossime sessioni determineranno se il mercato adotterà un atteggiamento più difensivo o se la situazione si normalizzerà senza scosse maggiori.












