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Nel 2025 l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo erogato dai Paesi ricchi ha subito una contrazione significativa: quasi un quarto dei finanziamenti in meno rispetto all’anno precedente, secondo i dati OCSE. Una riduzione che, denunciano Oxfam e altri esperti, rischia di aggravare crisi sanitarie e umanitarie nei Paesi poveri e produce ricadute concrete anche per l’Italia.
Il taglio: numeri e responsabilità
I conti del Comitato per l’Aiuto allo Sviluppo dell’OCSE tracciano un calo dell’APS superiore al 23%, pari a circa 43 miliardi di dollari in meno nel 2025. Gran parte della diminuzione proviene dagli Stati Uniti: circa tre quarti del calo complessivo sono attribuiti a una riduzione analoga a quella di 29 miliardi di dollari nelle erogazioni statunitensi.
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Per molti osservatori la rapidità e la portata dei tagli rappresentano una rottura rispetto alle tendenze degli ultimi decenni e mettono sotto stress i meccanismi multilaterali di risposta a emergenze e pandemie.
Conseguenze immediate sulla salute globale
Secondo stime dell’Istituto di Salute Globale di Barcellona, la contrazione dei finanziamenti ha già avuto effetti misurabili: solo nell’ultimo anno la riduzione delle risorse destinate a malattie come HIV e malaria sarebbe collegata a quasi 700.000 morti. Se la tendenza dovesse proseguire, gli esperti avvertono che le vittime nei Paesi più poveri potrebbero arrivare a cifre dell’ordine dei milioni entro il 2030.
Si tratta di un impatto che coinvolge non solo la prevenzione e i programmi di cura, ma anche la capacità dei sistemi sanitari locali di gestire shock futuri, comprese altre emergenze epidemiche.
Che ruolo ha l’Italia?
L’impegno italiano resta sostanzialmente immutato: l’APS è salito soltanto di 0,01 punti percentuali, dallo 0,29% allo 0,30% del reddito nazionale lordo, un incremento marginale che non compensa i tagli globali. Per Oxfam, rappresentato in Italia da Francesco Petrelli, questa tendenza significa lasciare «milioni di persone senza beni e servizi essenziali» nei Paesi del Sud del mondo.
Nel contesto nazionale pesa inoltre la scelta di destinare una parte consistente degli stanziamenti all’accoglienza dei richiedenti asilo sul territorio italiano:
- Oltre il 20% dell’aiuto dichiarato dall’Italia rimane destinato a coprire costi interni legati all’accoglienza;
- Secondo l’OCSE, questa pratica sottrae risorse alla cooperazione internazionale vera e propria e ne altera l’obiettivo primario: ridurre la povertà nei Paesi poveri.
Chi perde di più
I tagli non sono distribuiti in modo uniforme. L’aiuto verso i Paesi meno sviluppati (LDC) e verso l’Africa subsahariana ha registrato un calo di circa il 22% — intorno a 29 miliardi di dollari in meno — mentre l’assistenza umanitaria globale è diminuita del 35%, con una perdita stimata intorno ai 15 miliardi di dollari nell’ultimo anno.
Questi territori, già esposti a conflitti, fragilità economica e crisi climatiche, rischiano di vedere compromessi progetti strutturali e interventi essenziali sul lungo periodo.
Il dibattito politico e il Piano Mattei
Nel dibattito italiano la contrazione dei fondi contrasta con le ambizioni annunciate dal Governo in chiave africana, in particolare con il cosiddetto Piano Mattei. Petrelli e altre voci del mondo della cooperazione sottolineano che nella manovra di bilancio sono previsti tagli che coinvolgono l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), con possibili ripercussioni sui progetti nei Paesi più poveri.
È una discrepanza che mette in luce la distanza tra annunci politici e disponibilità finanziarie concrete: promesse di leadership regionale senza adeguati stanziamenti rischiano di restare in buona parte sulla carta.
In breve: i dati chiave
- Riduzione complessiva dell’APS: circa -23% (-43 miliardi di $).
- Contributo degli USA al calo: ~75% (-29 miliardi di $).
- Aiuto umanitario: -35% (~-15 miliardi di $).
- Paesi meno sviluppati e Africa subsahariana: -22% (~-29 miliardi di $).
- Italia: lieve aumento allo 0,30% del RNL (+0,03 punti percentuali).
- Parte dell’aiuto italiano (>20%) rimane per i costi di accoglienza domestica.
- Impatto sanitario stimato: ~700.000 morti collegati alla riduzione dei fondi nell’ultimo anno; proiezioni fino a milioni se i tagli continuano (Istituto di Salute Globale, Barcellona).
Il quadro delineato dai dati OCSE e dalle organizzazioni della società civile solleva due questioni immediate: come ripristinare il finanziamento necessario per salvaguardare salute e stabilità nei Paesi poveri, e come garantire che i fondi destinati alla cooperazione non vengano sistematicamente deviati a usi interni. Le risposte politiche che arriveranno nei prossimi mesi, a livello europeo e nazionale, definiranno se la riduzione del 2025 sarà un episodio temporaneo o l’inizio di una svolta duratura nella politica di sviluppo internazionale.












