Oggi in Italia si registra un calo diffuso dei prezzi dei carburanti, ma la diminuzione non cancella l’impatto dei rincari accumulati negli ultimi anni: secondo i dati regionali elaborati dal MIMIT e analizzati dal Codacons, le famiglie continuano a sostenere costi superiori rispetto al periodo precedente al conflitto in Ucraina. Perché conta: nonostante la flessione, il saldo settimanale resta pesante per i bilanci domestici e incide sui conti pubblici.
I rilevamenti segnalano riduzioni lievi ma generalizzate sulle medie nazionali e sulle stazioni autostradali. Questo significa sconti al pompaggio più visibili nelle tabelle dei gestori, ma non una vera inversione del trend di lungo periodo.
- Prezzo medio (rete ordinaria): gasolio a 2,166 €/l (in calo di 1,4 centesimi); benzina a 1,790 €/l (meno 0,3 centesimi).
- Prezzo in autostrada: diesel a 2,193 €/l (giù 0,8 centesimi); la verde a 1,817 €/l (giù 0,6 centesimi).
- Secondo le stime del Codacons, facendo il confronto con il periodo precedente alla guerra in Ucraina, gli italiani pagano oltre 148 milioni di euro alla settimana in più per i rifornimenti sulla rete ordinaria.
- Rispetto a due mesi fa, la filiera dei carburanti (compagnie petrolifere e operatori) incasserebbe circa 88 milioni di euro in più ogni settimana; lo Stato, attraverso IVA e accise, sarebbe cresciuto di circa 61 milioni settimanali.
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Le cifre spiegate: la lieve riduzione dei prezzi ai distributori non compensa l’aumento strutturale che si è accumulato dopo lo scoppio del conflitto, quando il mercato e le materie prime hanno subito forti tensioni. Il risultato è un effetto differenziato: consumatori con un sollievo limitato, imprese della filiera e gettito fiscale che mantengono livelli più elevati rispetto al passato.
Per i guidatori la questione concreta è il potere d’acquisto: anche piccoli ribassi per litro si traducono in risparmi modesti se confrontati con l’extra spesa settimanale calcolata dall’associazione. Sul piano politico e regolamentare, i numeri alimentano il dibattito su possibili interventi per ridurre il peso fiscale sui carburanti o per aumentare la trasparenza nella formazione dei prezzi.
Che cosa seguire nelle prossime settimane: aggiornamenti sulle rilevazioni MIMIT, eventuali nuove oscillazioni del mercato petrolifero internazionali e possibili misure governative su IVA e accise, che influenzerebbero direttamente il costo sul pieno.












